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L’Unione europea scende in campo contro il dumping cinese

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L’Unione europea scende in campo contro il dumping cinese

BRUXELLES - In un contesto delicato e mentre l'imprenditoria europea è preoccupata dalla possibilità che i Ventotto concedano lo status di economia di mercato alla Cina, la Commissione europea ha annunciato ieri l'apertura di tre nuove indagini anti-dumping nel settore dell'acciao. La decisione giunge mentre lunedì 15 febbraio si terrà qui, a Bruxelles, una manifestazione imprenditoriale per sensibilizzare l'establishment comunitario sui rischi di concorrenza sleale proveniente dal paese asiatico.

Le indagini riguardano i tubi senza saldatura, le lamiere da treno e l'acciaio piatto laminato a caldo prodotti in Cina. Inoltre, Bruxelles ha anche imposto dazi su prodotti piatti laminati a freddo prodotti in Cina e Russia. «Il settore dell'acciaio sta affrontando una serie di sfide – ha detto Cecilia Malmström, la commissaria al Commercio –. Gli strumenti di difesa commerciale dell'Unione non possono da soli risolvere i problemi, ma la Commissione li sta applicando per assicurare una concorrenza leale».

L'indagine nel settore dell'acciaio piatto laminato a caldo è stata aperta alla luce di una «minaccia di danno», e non sulla base di un danno effettivo. Con le scelte di ieri, la Commissione europea ha in essere 37 misure di difesa anti-dumping contro una serie di prodotti siderurgici, mentre nove indagini in questo campo sono in corso. I dazi imposti ieri sui prodotti piatti laminati a freddo vanno dal 13,8% al 16% per le società cinesi e tra il 19,8% e il 26,2% per le imprese russe.

L'annuncio di ieri giunge in un momento molto particolare. L'industria siderurgica europea soffre, in parte anche per la concorrenza a basso costo di alcuni paesi emergenti, e in particolare della Cina. Entro fine anno, l'establishment comunitario deve decidere, ai sensi del Protocollo d'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del Commercio risalente al 2001, se concedere o meno lo status di economia di mercato al gigante asiatico (si veda Il Sole 24 Ore del 2 febbraio).

Molti paesi europei sono contrari a questa ipotesi che comporterebbe una diluizione delle difese commerciali dell'Unione in un momento economico sempre molto fragile. Fanno notare come la mano pubblica sia ancora molto presente nell'economia cinese e come numerosi settori produttivi siano in realtà sussidiati. Una manifestazione imprenditoriale per sensibilizzare la Commissione europea, che sulla questione dello status deve fare una proposta legislativa, si terrà qui a Bruxelles lunedì prossimo.

Sempre ieri, l'esecutivo comunitario ha anche deciso di estendere alla Malaysia e a Taiwan le misure anti-dumping sulle importazioni di pannelli solari prodotti in Cina. L'obiettivo è di colpire le società cinesi che nel tentativo di aggirare le difese commerciali europee fanno transitare dai paesi vicini i loro prodotti poi esportati verso l'Europa. Proprio in questo periodo, i Ventotto stanno discutendo recenti proposte comunitarie per rendere più efficaci e moderni gli strumenti di difesa commerciale.

Sempre ieri, infine, Confindustria si è detta preoccupata dalla possibile abrogazione da parte della Commissione delle misure anti-dumping contro le importazioni dalla Cina di viti, bulloni ed elementi da fissaggio in acciaio. L'annullamento potrebbe avvenire per vizi procedurali. «È una notizia (…) che costituirebbe un colpo fatale per la manifattura europea già invasa dalla sovraccapacità produttiva cinese», ha detto Licia Mattioli, presidente del Comitato Tecnico per l'Internazionalizzazione di Confindustria.

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