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Aziende del vino candidate ideali ai minibond, ma poche lo sanno

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Aziende del vino candidate ideali ai minibond, ma poche lo sanno

Mettendo in fila le prime 15 aziende vinicole italiane per marginalità unitaria, si scopre che per circa l’80% il peso del magazzino rispetto al fatturato è superiore al 50%. Questo fatto, secondo Crif Ratings – la società di rating del gruppo emiliano Crif – si spiega nella maggior parte dei casi con la focalizzazione produttiva su vini affinati che, prima di essere veicolati sul mercato, alimentano il valore degli stock per più esercizi.

Ma non è questa la notizia. La notizia, invece, è che questa caratteristica rende il comparto vinicolo particolarmente adatto a sfruttare i cosiddetti minibond. Ma questo ancora non accade: «A oggi restano poche le Pmi del settore Food & Beverage che hanno intrapreso la strada dei minibond - spiega Paolo Bono, Associate presso Crif Ratings –. Tutto ciò al cospetto dell’enorme potenziale di emissione per un settore dove molte produzioni merceologiche sono oggetto di maturazione, invecchiamento e stagionatura, attività che sottintendono una rilevante immobilizzazione di capitale circolante e dove è forte l’esigenza di debito a medio lungo termine».

Secondo la società di rating, il valore del magazzino delle 15 imprese considerate supera i 400 milioni di euro nei bilanci 2014, e quindi può essere utilizzato a “garanzia” del debito e a riduzione del suo costo. Del resto, nell’ampio mondo agroalimentare non mancano esempi in questo senso: l’elevato valore di magazzino che contraddistingue alcuni segmenti dell’agroalimentare si presterebbe a forme innovative di garanzia, simile nel contenuto all’emissione, realizzata a gennaio 2016, della cooperativa modenese che a garanzia dell’obbligazione ha offerto le proprie forme di Parmigiano-Reggiano, come ricorda Crif Ratings.

«Il settore vinicolo – sottolinea Bono – appare un segmento molto interessante per lo sviluppo di finanziamenti alternativi al prestito bancario. Il tessuto imprenditoriale è costituito quasi esclusivamente da piccole e medie imprese; allo stesso tempo il posizionamento di prezzo e il livello dei margini unitari risultano positivamente correlati con l'offerta di vini invecchiati che alimentano il valore delle rimanenze e necessitano di una pianificazione finanziaria di medio e lungo periodo».

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