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Del Conca raddoppia nel Tennessee: da Rimini agli Usa 30 milioni di dollari…

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INDUSTRIA CERAMICA

Del Conca raddoppia nel Tennessee: da Rimini agli Usa 30 milioni di dollari di investimenti

San Clemente (Rimini)

È un raddoppio della capacità produttiva negli Stati Uniti, da 3 a 6 milioni di mq di piastrelle, che si traduce in 30 milioni di dollari di investimenti – 10 milioni per portare da 30 a 40mila i mq quadrati di capannoni nella Ceramic valley americana e altri 20 milioni per nuovi macchinari ceramici rigorosamente made in Italy – e 45 assunzioni, che si sommano agli 85 addetti già al lavoro nella contea di Loudon. Il tutto in meno di un anno. Enzo Mularoni, ceo del gruppo riminese Ceramiche del Conca, è entrato al Coverings di Chicago, lo scorso fine aprile, annunciando il bis alla scommessa produttiva lanciata due anni fa in Tennessee ed è uscito con le ruspe pronte a iniziare i cantieri, gli ordini per gli impianti (che produrranno grandi listoni in gres) in lavorazione e la sicurezza che il prossimo 16 luglio si inizieranno a installare le macchine per accenderle a pieno regime il 1° gennaio 2017.

La ceramica italiana, oggi al terzo posto per export nel mondo dietro a Cina e Spagna (ma ancora prima per qualità e design) si sta muovendo da indiscusso pioniere in termini di internazionalizzazione produttiva. «Fino pochi mesi fa c’eravamo solo noi italiani (oltre a Del Conca: Florim, Panaria, Graniti Fiandre, Marazzi, ndr) tra i grossi produttori esteri di piastrelle con stabilimenti in Nord America – racconta Mularoni – . A fine 2015 è arrivato in Tennessee anche il gruppo cinese Wonderful, ma spagnoli e turchi, i nostri principali competitor dal Vecchio Continente, ancora non sono arrivati. Il “made in Usa designed in Italy” funziona benissimo la domanda americana di piastrelle italiane è cresciuta del 10% l’anno scorso, noi contiamo di arrivare a 30 milioni di dollari di fatturato quest’anno e a 80 a regime». La produzione in loco permette non solo di evitare il 9% di dazi, ma di essere più aggressivi sul fronte commerciale perché più rapidi nelle consegne, più flessibili, e anche di piazzare tra i rivenditori nicchie di prodotto made in Italy di alta gamma che altrimenti non arriverebbe nei negozi a stelle e strisce. L’export vale l’80% del fatturato consolidato di Del Conca (150 milioni di euro nel 2015), «e il calo dei volumi venduti in Usa delle piastrelle che fabbrichiamo tra Emilia-Romagna e San Marino, scesi da 4 a 3,5 milioni di mq dall’apertura a Loudon, sarebbe stato maggiore se non avessimo avuto il prodotto americano a tenere alta l’attenzione dei rivenditori americani», sottolinea il ceo.

Non sono stati i minori costi la leva che ha mosso le strategie di Mularoni in Tennessee: «Tra manodopera ed energia ci sarà un vantaggio di costo, rispetto all’Italia, di un 10-20%; la vera differenza la fanno il time-to-market, l’approccio dell’amministrazione e i costi per i trasporti via nave e per i magazzini. Il Tennessee è diventato la Ceramic valley degli Usa non a caso: è un “Right to work State”, dove non c’è obbligo di assumere lavoratori iscritti ai sindacati, è vicino alle materie prime (West Tennessee e East North Carolina) ed è baricentrico rispetto ai luoghi di consumo di piastrelle, East e South Coast, da New York a Miami».

Il problema di Del Conca Usa è che mentre due anni fa, con il primo investimento greenfield da 50 milioni di dollari, il tasso di disoccupazione in Tennessee viaggiava sull’8% ora si è dimezzato e si comincia a far fatica a trovare – e ancor di più a trattenere in azienda – gli operai. «Sono cinque nostri manager italiani a guidare lo stabilimento di Loudon e a custodire il know-how». Il valore aggiunto del made in Italy, che siano piastrelle o risorse umane, ancora paga.

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