Impresa & Territori

Acciaio per la meccanica oltre la crisi

Mondo & Mercati

Acciaio per la meccanica oltre la crisi

  • –Matteo Meneghello

MILANO

La filiera del filo d’acciaio rialza la testa. L’ultimo Tube&Wire di Düsseldorf, la fiera biennale dedicata al comparto, conferma il buon momento delle trafilerie italiane, che si lasciano alle spalle la crisi raggiungendo, in molti casi, record di fatturato. Secondo i dati di Federacciai (associa circa il 70% delle produzione delle trafilerie) l’anno scorso sono stati prodotti 1,3 milioni di tonnellate di filo, il 3,5% in più sull’anno precedente, già in progressione del 2,5% sul 2013. Cresce l’import (58mila tonnellate, +14,3%), soprattutto dall’Ue (+21,1%, in particolare dalla Germania, che quadruplica i volumi), aumenta anche l’export (+13,9%, circa 59mila tonnellate). I margini restano però in sofferenza, soprattutto a causa di una pressione sui prezzi che, specialmente nelle ultime settimane, è diventata più insistente. «Il momento congiunturale è buono - conferma Carlo Mazzoleni, presidente della Mazzoleni trafilerie bergamasche -: il comparto non ha arretrato grazie al dinamismo delle aziende, che si sono orientate ulteriormente all’esportazione». L’anno della svolta è stato il 2015, con un andamento della domanda sostenuto per tutto l’anno, e un miglioramento dei margini grazie al calo dei prezzi delle materie prime (non solo acciaio, ma anche zinco e pvc per i fili rivestiti). Positivi gli andamenti dei comparti utilizzatori, con meccanica e automotive sugli scudi. «L’edilizia si è stabilizzata - spiega Mazzoleni -, mentre automotive e in generale viteria e stampaggio a freddo sono in crescita. Bene anche l’agricoltura, che, in particolare, pesa per il 25% dei ricavi in Mazzoleni.

«Siamo vocati all’esportazione - aggiunge il presidente -. Il 2015 è stato però un anno di importante recupero anche per il mercato interno». L’azienda ha aumentato i volumi del 15% ed ora punta su un ulteriore incremento. «Gli investimenti in questi anni non si sono mai fermati - spiega Mazzoleni -. Ora resta qualche progetto nel cassetto: puntiamo a crescere sia per linee interne sia con acquisizioni, in particolare all’estero».

L’anno in corso, nel frattempo, si è aperto all’insegna della continuità, «ma in queste settimane - spiega Mazzoleni - siamo preoccupati da una repentina tensione dei prezzi della vergella». Un incremento del 30% su febbraio, «uno degli argomenti più discussi a Düsseldorf» conferma Mazzoleni. «Siamo stati costretti a rincarare il prezzo a valle - conferma un operatore del settore - e non tutti i clienti hanno la sensibilità per capire la situazione. L’aumento dei prezzi è stato improvviso, è avvenuto tutto nell’arco di un ciclo d’ordine, in una quindicina di giorni. La marginalità di un tempo, con questi prezzi, è un ricordo lontano, soprattutto per alcuni prodotti, come le recinzioni, dove la Cina è un concorrente temibile».

Preoccupazioni condivise anche da Andrea Beri, managing director di Ita-Steelgroup, realtà diversificata attiva soprattutto nel lecchese. «Il 2015 - spiega - è stato un anno record per tutte le produzioni del gruppo: trafilati lunghi, filo, trefolo e barre. I livelli precedenti alla crisi sono stati superati: siamo sopra del 15% rispetto ai volumi di quel periodo». Quest’anno il gruppo ha acquisito la Itas di Mantova, «un passo importante - spiega Beri - che aumenta il tonnellaggio della nostra capacità produttiva». Positive anche le indicazioni da Düsseldorf: «siamo tornati in Italia con parecchi nuovi contratti - spiega -. L’Iran, in particolare, è un mercato promettente, dove già esportiamo acciai microlegati per sospensioni, frizioni, valvole». Trend di crescita e sviluppo senza interruzioni, infine, anche per la Tecnofil di Gottolengo (Bs). «Abbiamo investito nel filo zincato, installando un impianto che ci permette di aumentare la capacità produttiva di 4mila tonnellate - spiega il direttore commerciale, Andrea Zacco -. Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita costante nonostante la crisi». L’incidenza dell’export sui volumi dell’azienda è oggi del 40%: ora si punta ad un ulteriore incremento, portando all’equilibrio il rapporto tra le vendite esterne e interne.

© RIPRODUZIONE RISERVATA