Impresa & Territori

Sassuolo, ceramica all’avanguardia nel trasferimento tecnologico

made in italy

Sassuolo, ceramica all’avanguardia nel trasferimento tecnologico

Da sinistra, Vittorio Borelli, numero uno di Confindustria Ceramica, Roberto Fabbri, Maria Chiara Bignozzi e Giorgio Timellini, rispettivamente presidente, direttore ed ex direttore del Centro ceramico, e Armando Cafiero, dg di Confindustria Ceramica
Da sinistra, Vittorio Borelli, numero uno di Confindustria Ceramica, Roberto Fabbri, Maria Chiara Bignozzi e Giorgio Timellini, rispettivamente presidente, direttore ed ex direttore del Centro ceramico, e Armando Cafiero, dg di Confindustria Ceramica

«Considero il Centro ceramico la più bella iniziativa che Assopiastrelle, oggi Confindustria Ceramica, ha fatto nella sua storia». Sono le parole con cui il presidente di Mapei e del Sole-24 Ore, Giorgio Squinzi, ha festeggiato ieri a distanza di 40 anni del consorzio universitario nato a Bologna nel 1976 dalla partnership tra Alma Mater e l’associazione degli imprenditori ceramici, pioniere ante litteram di quella “terza missione” oggi tanto discussa sui tavoli istituzionali.

Ex spin-off dell’Università felsinea, il Centro ceramico è da quattro decadi il cuore pulsante di ricerca, trasferimento tecnologico, innovazione e certificazione dell’industria italiana di piastrelle, sanitari, stoviglie, refrattari. Un comparto che nei risultati del 2015 ha avuto conferma che la crisi è alle spalle e che guarda con occhi a un futuro, dove sempre più sarà la contaminazione costante tra scuole, atenei, laboratori e imprese il driver competitivo su cui sfidare concorrenti cinesi, spagnoli e turchi. L’anno alle spalle si è chiuso, per le 228 aziende associate a Confindustria ceramica (25mila addetti) con un fatturato in crescita a 5,84 miliardi, per il 79% legato all’export. Il traino è rappresentato dalle 150 imprese di piastrelle, con 19mila addetti (il distretto di Sassuolo concentra il 60% del made in Italy da posa e rivestimenti) che non solo hanno migliorato il giro d’affari (5,1 miliardi di euro, in crescita del 4,1% sull’anno prima, l’export pesa per l’84%) ma hanno avuto il coraggio di bissare la scommessa per il rinnovamento e hanno investito oltre 351 milioni di euro su impianti, fabbriche, R&S, pari a quasi il 7% del fatturato del settore e con un incremento del 22,7% che segue il +27% del 2014 sul 2013. «Lo scenario internazionale è complicato, la domanda degli Stati Uniti continua a correre, ma la Russia è ferma e il Brexit rischia di mettere in discussione tutta la geografica economica in Europa. Puntiamo sul consolidarsi dei segnali di fiducia nel mercato interno, e confermare la previsione di un +2,7% di vendite in Italia nel 2016», commenta il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli, a margine del convegno che si è svolto ieri nella Palazzina ducale della Casiglia, sede dell’associazione, per spegnere le 40 candeline del Centro ceramico assieme a tutto i rappresentanti del sistema distrettuale, dagli imprenditori agli amministratori.

A due passi dalla cinquecentesca sede di Confindustria ha aperto nel 2000 la sede distaccata del Centro ceramico. «Perché la vicinanza fisica tra chi fa manifattura e chi offre servizi per la produzione è un valore aggiunto, anche nel mondo del digitale e dei social, perché agevola la comprensione reciproca, la collaborazione, il trasferimento costante e bi-direzionale», nota il presidente. Un dialogo che scorre nel Dna del nuovo rettore dell’Alma Mater, Francesco Ubertini, che fino a sette mesi fa dirigeva il dipartimento dell’università cui afferiscono i ricercatori del Centro ceramico. «Vedo grandissimi margini di sviluppo per il consorzio – commenta il rettore – perché oggi, assai più di 40 anni fa, le trasformazioni tecnologiche avvengono a una tale velocità da richiedere un’integrazione continua e costante con chi fa ricerca e formazione. Non ha più senso neppure parlare di trasferimento tecnologico, le innovazioni si immaginano insieme e insieme si portano sul mercato».

«Se oggi esportiamo l’84% della nostra produzione di piastrelle, se siamo il benchmark per tecnologie, design, innovazione, se siamo al top per basse emissioni inquinanti, insomma, se siamo il punto di riferimento mondiale per il settore lo dobbiamo anche al Centro ceramico», sottolinea Roberto Fabbri, presidente del gruppo industriale di Finale Emilia Abk e presidente del Centro ceramico. Diventato in 40 anni il punto di riferimento e il braccio tecnico a 360 gradi per il distretto di Sassuolo, dalle sperimentazioni pratiche di nuove idee imprenditoriali ai test di laboratorio, dalle certificazioni alla scrittura della normativa scientifica internazionale.

© Riproduzione riservata