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Tecnologia e design le carte dell’illuminotecnica

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Tecnologia e design le carte dell’illuminotecnica

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Per un settore manifatturiero che trova la sua essenza e la sua competitività nella combinazione tra contenuto estetico e contenuto tecnologico, l’innovazione sarà la carta decisiva per consolidare nei prossimi mesi - nonostante le incertezze del quadro macroeconomico globale – la ripresa avviata nell’ultimo biennio. Proprio sul fronte dell’innovazione scommette la strategia di Assil, l’associazione (aderente ad Anie) che rappresenta circa il 60% delle imprese dell’illuminotecnica italiana, un comparto che vale nel complesso, secondo i dati Anie, quasi 4,2 miliardi di euro e che rappresenta il secondo produttore europeo del settore, alle spalle della Germania.

Dopo il forte recupero del 2015 (+4,5% rispetto all’anno prima, con uno scatto dell’export del 7,3% e un +4,2% sul mercato interno), il 2016 si è aperto infatti con qualche incertezza. Il primo trimestre ha confermato il trend di crescita della produzione di apparecchi e sistemi per l’illuminazione tecnica (luoghi di lavoro, spazi commerciali, alberghi, musei, spazi pubblici…), con un incremento deciso nei volumi (+10,8%) e dei valori (+2,4%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Tuttavia, fanno notare da Assil, mentre l’Europa e gli Stati Uniti stanno dando un buon contributo a questa crescita, il rallentamento della domanda da parte dei mercati emergenti ha avuto effetti sugli ordinativi, che tra gennaio e marzo hanno registrato una flessione del 2,7%.

«Il mercato non è particolarmente brillante, o comunque dà segnali contrastanti, sia in Italia sia all’estero – fa notare il direttore generale di Assil, Andrea Solzi -. I consumi italiani sono in aumento, ma l’edilizia nel nostro Paese mostra ancora segnali di sofferenza. L’export va molto meglio, ma i Paesi emergenti stanno frenando». Di fronte alle incertezze dei mercati, quello che fa la differenza è proprio la capacità innovativa delle aziende. Chi ha saputo cogliere e cavalcare per tempo la rivoluzione portata nel settore dalle sorgenti a Led e dall’integrazione sempre più stretta con le tecnologie elettroniche e digitali, oggi cresce in Italia come all’estero e può giocare ad armi pari sui mercati internazionali con i nostri maggiori competitor (tedeschi e americani, soprattutto), sfruttando in più il valore aggiunto che da sempre caratterizza il made in Italy, ovvero la componente estetica e di design, secondo un’idea dell’illuminazione che mette al centro l’uomo e le sue esigenze.

La nuova frontiera per le aziende dell’illuminotecnica è rappresentata dalla capacità di coniugare la qualità dei prodotti con tutti i possibili servizi aggiuntivi da offrire ai clienti, siano essi committenti pubblici, developer privati, studi di progettazione o privati cittadini. Servizi che sfruttano le potenzialità dei cosiddetti «Internet of Things» e «Internet of Lighting», ovvero la capacità di mettere in rete con altri dispositivi i dati trasmessi dalla luce attraverso apparecchi e sistemi di illuminazione. Per riuscirci, sarà sempre più decisivo creare nuove competenze all’interno delle alle aziende, ma anche avviare sinergie e partnership con i player del mondo dell’elettronica e dell’informatica, anche per superare il limite storico di nanismo che caratterizza questo come tutti i settori manifatturieri italiani.

Altro tema fondamentale per il settore è la partita (che Assil dovrà giocare a livello europeo) per una competizione leale sullo scacchiere internazionale, in particolare con Stati Uniti e Cina, dove le aziende europee scontano la presenza di barriere all’ingresso dei prodotti, attraverso le certificazioni obbligatorie emesse da enti terzi, mentre viceversa non esistono oggi analoghe barriere nell’Unione europea (se non autocertificazioni di difficile controllo). Alcuni dati forniti dal neo-presidente di Assil, Massimiliano Guzzini, nel suo discorso di insediamento, rendono l’entità del problema: tra il 2010 e il 2015 la produzione dell’industria illuminotecnica europea è passata da 10,3 a 10,8 miliardi, con una crescita ridotta, soprattutto se confrontata a quella dei consumi, passati nello stesso arco temporale da 11,8 a 14,2 miliardi di euro. Segno che gli acquisti hanno interessato sempre di più i prodotti provenienti da fuori dei confini Ue, in particolare dalla Cina, che copre oggi il 46% del mercato europeo del settore (con importazioni aumentate nel quinquennio da 3,9 a 6,6 miliardi), contro il 33% che detiene negli Stati Uniti, dove appunto le barriere all’ingresso hanno arginato l’inondazione di manufatti cinesi.

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