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Fashion week, la moda cresce il doppio del Pil italiano

RENZI AL MUDEC

Fashion week, la moda cresce il doppio del Pil italiano

La battaglia sulle stime di crescita del Pil italiano nel 2016 si gioca sugli “zero virgola”: il premier Matteo Renzi e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan continuano a sperare in una percentuale compresa tra 0,8% e 1%, mentre il Centro studi di Confindustria sei giorni fa ha abbassato la stima per il 2016 a+0,7% e addirittura a +0,5% per il 2017. Non è quindi una magra consolazione sottolineare che l’industria italiana della moda quest’anno crescerà dell’1,4% a 83,639 miliardi. Un punto in meno del +2,4% del 2015, ma quasi il doppio rispetto all’economia italiana.

È partendo da questi dati – frutto di elaborazioni della Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) su dati Istat – che va inquadrata la fashion week che si apre oggi a Milano, dedicata alle collezioni femminili per la primavera-estate 2017. Insieme all’altra settimana dedicata alla donna (febbraio) e alle due per l’uomo (gennaio e giugno), tutte organizzate da Cnmi, quella di settembre costituisce la punta dell’iceberg del sistema integrato della moda, che comprende, oltre ad abbigliamento e accessori, i settori collegati dell’occhialeria, gioielleria e cosmesi.

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Un sistema che è in realtà una “multifiliera”: solo in Italia, accanto ai marchi conosciuti in tutto il mondo e che saranno in vetrina a Milano moda donna, abbiamo aziende che coprono tutte le fasi di lavorazione e produzione di ogni tipo di prodotto, dagli abiti ai profumi, dalle cravatte ai bottoni, dalle scarpe alle borse.

Certo, come ha ricordato il presidente di Sistema moda Italia (Smi) Claudio Marenzi, la crescita complessiva dell’1,4% non deve far dimenticare che a fronte di aziende che crescono magari anche a due cifre, ce ne sono molte, quasi sempre piccole, che da anni rischiano di scomparire. «Il sistema moda nel suo complesso è sano, ma per garantire una crescita di medio-lungo termine dobbiamo impegnarci a tutelare l’intera filiera e chi sta a valle o è più grande e internazionalizzato, deve avere un occhio di riguardo per chi è a monte e ha dimensioni e margini minori. Il made in Italy vince solo se continua a essere un sistema, non uno sparuto gruppo di eccellenze».

Collaborazione e solidarietà non solo all’interno della filiera principale, bensì tra filiere e tra associazioni, come hanno ricordato in occasione della presentazione del calendario della fashion week il presidente dalla Camera della moda Carlo Capasa e Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, la società che organizza le fiere di Firenze e che a Milano porta Super, salone del prêt-à-porte di ricerca.

«Fin dall’inizio della mia presidenza ho rafforzato il dialogo con Smi e con Pitti Immagine – ha sottolineato Capasa pochi giorni fa – e la nascita, all’inizio del 2016, del Comitato della moda voluto dall’allora sottosegretario allo Sviluppo economico Carlo Calenda e guidato oggi da Ivan Scalfarotto, si inserisce nella visione di sistema: non eravamo mai riusciti a portare allo stesso tavolo 14 associazioni e fiere di settore».

Tornando a Milano moda donna, da oggi a lunedì prossimo grazie a sfilate, presentazioni in showroom o in luoghi particolari della città si potranno vedere quasi 180 collezioni di abbigliamento e accessori donna per la primavera-estate 2017. Attesi circa mille giornalisti e almeno altrettanti buyer da tutto il mondo, con un importante indotto per la città (si veda il pezzo in pagina). Secondo il sindaco Beppe Sala e l’assessore alla Moda Cristina Tajani il legame della moda con Milano e i suoi cittadini può e deve però fare un salto di qualità, seguendo, idealmente, il modello del Salone del mobile di aprile. Un percorso ancora da definire e che deve andare ben oltre iniziative come quella di ieri sera (Vogue Fashion’s Night Out), che si ripete identica da otto anni e prevede, banalmente, l’apertura dei negozi di alcune zone della città fino alle 22.30.

Considerando che in vetrina da oggi ci saranno soprattutto collezioni donna (anche se alcuni marchi prevedono “incursioni” in passerella di modelli maschi), val la pena ricordare che la moda femminile nel 2016 crescerà più del sistema nel suo complesso, chiudendo a 12,78 miliardi (+2,5%). Secondo le stime di Pitti Immagine su dati Istat e Sita Ricerche, l’export arriverà al 60,4% del fatturato, crescendo del 5% a 7,721 miliardi.

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