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Dossier Leader nell’alto di gamma

    Dossier | N. 4 articoliRapporto Industria Ceramica

    Leader nell’alto di gamma

    Quattordici euro al metro quadro. Per la prima volta nella storia, il prezzo medio all’export delle piastrelle italiane supera questa soglia, culmine di un percorso in atto ormai da anni che testimonia il progressivo consolidamento della leadership italiana nella fascia più alta del mercato mondiale. In dieci anni il valore medio del prodotto piazzato oltreconfine è lievitato di oltre il 40%, contribuendo a tamponare, grazie agli incassi dell’export, l’emorragia di vendite in Italia. Dopo aver “chiuso” lo scorso anno il gap in valore rispetto al periodo pre-crisi, arrivando al nuovo record storico nominale, le esportazioni di piastrelle accelerano nel proprio percorso di crescita e nel primo semestre del 2016 piazzano nei dati Istat un progresso di quasi otto punti percentuali, oltre due miliardi di vendite. Un guadagno confortante non solo nelle dimensioni ma anche nella sua composizione, frutto infatti di una crescita corale che riguarda sia i valori medi che i volumi. Il tutto all’interno di un contesto internazionale per nulla rassicurante, costellato di attentati, guerre, colpi di stato, rallentamenti più o meno marcati per quasi tutti i paesi emergenti. Scenario ostile agli scambi, del resto ben visibile nei numeri complessivi delle esportazioni nazionali, in crescita di appena un punto nella componente manifatturiera al netto dell’energia tra gennaio e giugno.

    Per le piastrelle il clima è invece diverso, soprattutto grazie alla ritrovata forza degli acquisti in Europa, dove il progresso è a doppia cifra. Francia e Germania, primo e terzo mercato di sbocco per il comparto, piazzano crescite robuste, nell’ordine del 10%, e a questo si aggiunge il progresso a doppia cifra per numerosi altri paesi, tra cui Spagna, Regno Unito, Austria e Olanda. Meno tonica, come prevedibile, l’area extra-Ue, che pure riesce ad aumentare i valori acquistati di quasi cinque punti grazie in particolare al mercato nordamericano.

    A rendere meno brillanti le medie sono altre aree, con la Russia ad aver dimezzato in due anni i volumi assorbiti, così come in calo nel 2016 risultano Cina e Medio Oriente.

    «I numeri dell’export - spiega Stefano Bolognesi,presidente della commissione statistiche di Confindustria Ceramica - sono assolutamente positivi, direi che stiamo raccogliendo i frutti di una strategia decisa non da oggi: il presidio della fascia alta di mercato, dove noi italiani siamo un punto di riferimento mondiale. È il risultato di anni di ricerca su materiali, formati, decorazioni. In termini di quantità raccogliamo una minima parte della domanda mondiale, oltre 12 miliardi di metri quadri. Ma in termini di qualità siamo su un altro pianeta, vincenti per riconoscibilità e posizionamento. La cartina di tornasole è del resto Cersaie, rassegna mondiale che rappresenta un punto di riferimento per tutto il settore a livello globale». Il bilancio globale dell’export è dunque ampiamente positivo e se il trend del primo semestre per l’export totale di piastrelle dovesse confermarsi anche nella seconda parte dell’anno il volume delle vendite oltreconfine a fine dicembre potrebbe superare i 330 milioni di metri quadri, non distante dai valori del 2008. Contributo internazionale che si completa con altri 82 milioni di metri quadri prodotti all’estero dalle società controllate da gruppi italiani, ricavi per poco meno di 800 milioni di euro legati per quattro quinti allo stesso mercato in cui ha sede la fabbrica. La dimensione internazionale del business si conferma così per il settore l’architrave su cui poggia la strategia di sviluppo, l’unica arma del resto per recuperare l’emorragia di volumi del mercato interno legata al crollo verticale dell’edilizia. Dopo anni di crisi, il primo semestre mostra per l’Italia un confortante aumento di oltre otto punti sia a valore che a volume, crescita che tuttavia non cambia di molto i termini del problema: in dieci anni il mercato interno si è dimezzato, facendo mancare ai bilanci aziendali ricavi per oltre 700 milioni di euro. «La ripresa in Italia è un dato di straordinaria importanza - aggiunge Bolognesi - e a questo si aggiunge un quadro complessivo che indubbiamente è di sostegno al settore. Cambio più competitivo rispetto al passato, bassi tassi di interesse e ridotti costi dell’energia stanno creando condizioni favorevoli e i numeri dell’export sono un’evidenza anche di questo contesto».

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