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Dossier Mapei accelera sulle nanotecnologie per realizzare gli adesivi del futuro

    Dossier | N. 4 articoliRapporto Industria Ceramica

    Mapei accelera sulle nanotecnologie per realizzare gli adesivi del futuro

    Marco Squinzi è responsabile della ricerca di Mapei
    Marco Squinzi è responsabile della ricerca di Mapei

    Uno strato grigio, sottile, in apparenza banale. Difficile, osservando a livello “macro” un adesivo per piastrelle, collegare il prodotto a un segmento industriale hi-tech. Se però si scende di qualche ordine di grandezza, passando dai centimetri ai decimi di micron, il quadro si ribalta. «Vede - spiega il senior researcher Giorgio Ferrari indicando lo schermo di un computer - qui l’ingrandimento è di 800mila volte, si può vedere come la sostanza ha interagito con l’acqua».

    Il microscopio elettronico che torreggia nei laboratori Mapei è solo uno dei tanti strumenti che il gruppo utilizza per arrivare a quello strato grigio, sottile, banale solo in apparenza. Risultati che Mapei, tra i leader mondiali nei materiali chimici per edilizia, ottiene investendo in ricerca e sviluppo il 5% dei ricavi, più di 100 milioni all’anno. Sforzo determinante per alimentare ed aggiornare il vasto portafoglio prodotti, oltre 1.600 articolati in 15 “famiglie”, con attività che spaziano dalla ceramica al calcestruzzo, dall’isolamento termico alle finiture. Ciascuna referenza è in realtà il punto di arrivo di un lungo percorso di studio e analisi, dove le variabili in gioco sono numerose, a partire dalla sostenibilità e dal rispetto ambientale.

    Il quartier generale della ricerca di Milano, che coordina l’attività degli altri 17 laboratori Mapei sparsi nel mondo, è il cuore innovativo del gruppo, una delle armi fondamentali nella strategia di crescita, culminata nel 2015 con il massimo storico in termini di ricavi. Ricavi arrivati, per il gruppo guidato da Giorgio Squinzi (presidente del Gruppo 24 Ore e past president di Confindustria), a quota 2,18 miliardi e realizzati in un perimetro di quasi 80 sedi, in gran parte produttive, sparse in tutti i continenti.

    «I temi chiave - spiega il responsabile della ricerca, Marco Squinzi - sono velocità, competenze e multidisciplinarietà. La rapidità dei mercati richiede anzitutto tempi di reazione immediati nella creazione di nuovi prodotti, ma questo si può fare solo in squadra, come nello sport. È il team che vince, non il singolo. Ed ecco perché nei nostri laboratori lavorano persone con competenze diverse: senza l’unione dei saperi non potremmo tenere il passo dell’innovazione». Che per il gruppo si realizza a ciclo continuo, con centinaia di nuove formule sfornate ogni anno solo per la sezione di adesivi per piastrelle.

    Per arrivare alla formulazione definitiva, prima di andare sul mercato, ogni prodotto viene testato nelle sue caratteristiche fisiche e chimiche, esposto ad escursioni termiche e di umidità, analizzato nelle emissioni, in modo da ridurre al minimo il contenuto di sostanze volatili organiche. Attività affidate a centinaia di ricercatori che utilizzano i macchinari di analisi più sofisticati, in grado di cogliere le interazioni tra particelle ben al di sotto della dimensione del micron. Il che ha permesso ad esempio la creazione di adesivi “alleggeriti”, in grado di coprire la stessa superficie utilizzando quantità inferiori di materiale. Novità coordinate dal laboratorio centrale di Milano ma realizzate a stretto contatto con i siti di ricerca sparsi in tutto il mondo. «Il presidio locale - aggiunge Marco Squinzi - è fondamentale per rendere efficace il percorso di internazionalizzazione. Essere “glocal” significa proprio questo: un circolo virtuoso tra input in arrivo dai singoli mercati, ciascuno con le proprie esigenze, e coordinamento centrale in cui esiste una massa critica per fare ricerca a tutto campo. È un’area in cui continuiamo ad assumere. Anche se in effetti, tenendo conto dei tassi di crescita del gruppo, non è facile stare al passo nell’inserimento delle persone».

    Per Mapei le direttrici di sviluppo in termini di innovazione sono molteplici. Un primo ambito è la “manutenzione” del portafoglio esistente, cioè il miglioramento continuo dei prodotti consolidati. Upgrade guidato principalmente dall’esigenza di migliorarne la sostenibilità. Riducendo o eliminando solventi e sostanze “high-concern”, aumentando la durata e le possibilità di riciclo dei materiali. All’estremo opposto si trovano invece le attività di ricerca che puntano a creare vere e proprie discontinuità tecnologiche, come nel caso delle nanotecnologie applicate all’edilizia. Il controllo sempre più fine delle interazioni dei materiali con l’acqua consente ad esempio di migliorare prestazioni e durata di particolari tipologie di cemento. Aree inesplorate di ricerca per cui Mapei si apre al mondo accademico, attivando collaborazioni con una decina di università italiane in modo da accorciare il gap tra studi teorici e applicazioni di mercato. Partnership e accordi che valgono il 7% del budget di ricerca annuo e rappresentano uno dei pilastri della strategia innovativa del gruppo. «Una collaborazione che funziona - spiega il responsabile dei rapporti con gli atenei Amilcare Collina - ed è pienamente operativa, con contatti settimanali. Certo, occorre avere una visione di sviluppo di lungo termine, non è certo un’attività che porta a ritorni immediati». A mezza strada tra l’affinamento dell’esistente e il “salto” c’è poi l’innovazione radicale, lo sviluppo di un nuovo business sfruttando il know-how dell’azienda. Un esempio è l’additivo per cemento che permette di recuperare al ciclo produttivo la massa che resta nelle betoniere al termine dello scarico, 200 milioni di metri cubi all’anno su scala globale. Un quarto tassello strategico nell’attività innovativa è la volontà di superare la logica del prodotto per passare a quella di sistema, realizzando un insieme di referenze coerente per risolvere il problema specifico, come ad esempio l’isolamento termico. E anche in questo caso, avere al proprio interno team di ricerca multidisciplinari rappresenta per il gruppo un’arma strategica in più.

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