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Inflazione e welfare per i meccanici

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LAVORO

Inflazione e welfare per i meccanici

Adeguamento dei minimi contrattuali per tutti i lavoratori, con il riconoscimento, a consuntivo, dell’inflazione (secondo l’indicatore Ipca depurato dei prodotti energetici importati). Insieme ad un incremento progressivo del welfare aziendale, all’estensione universale dell’assistenza sanitaria integrativa, al diritto alla formazione per tutti e più copertura per la previdenza complementare. Sono alcuni dei punti qualificanti della proposta presentata ieri dai vertici di Federmeccanica e Assistal ai rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm nella vertenza per il contratto nazionale dei metalmeccanici.

Dopo cinque mesi di stop al tavolo - Fiom, Fim e Uilm hanno detto “no” all’introduzione del salario minimo di garanzia che avrebbe determinato aumenti del Ccnl solo al 5% dei metalmeccanici -, le aziende puntano a sbloccare la vertenza, alla ricerca di una soluzione positiva della trattativa in direzione di un «profondo rinnovamento contrattuale». E a giudicare dalle reazioni dei sindacati - che all’unisono sottolineano i «passi in avanti» -, si è usciti dall’impasse, tanto è vero che è stato fissato un nuovo appuntamento per il 12 ottobre.

«Il modello tradizionale di Ccnl – ha dichiarato il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi - non è più sostenibile. Nel triennio 2013-2015 c’è stato uno scostamento netto tra inflazione prevista ed inflazione reale (6,02% vs 2,31%), tra il 2007 al 2015 le retribuzioni sono cresciute il doppio del costo della vita (+26,3% vs +13,1). Nello stesso periodo la produzione metalmeccanica è diminuita del 30%, nel settore impiantistico del 35%, mentre la ricchezza prodotta nei due settori è diminuita del 15%. È necessario un cambio di paradigma». Nel merito, Federmeccanica propone di riconoscere a tutti i dipendenti l’inflazione consuntivata, con un decalage progressivo: nel 2017 il 100% dell’inflazione consuntivata relativa al 2016; nel 2018 il 75% del 2017; nel 2019 il 50% dell’inflazione calcolata a consuntivo per il 2018. Per il 2016 non sono previsti incrementi, poiché - secondo i calcoli delle imprese - gli scostamenti Ipca del periodo 2013-2015 pari a circa 73 euro hanno già coperto il 100% dell’inflazione fino ad oltre il 2019. Si prevede un aumento progressivo del welfare aziendale, attraverso il riconoscimento a carico delle imprese di benefit detassati) per tutti i lavoratori (da utilizzare per la spesa, per i trasporti, le spese scolastiche, i buoni benzina) fino ad un massimo di 100 euro annui nel 2017; di 150 euro nel 2018; di 200 euro nel 2019.

Federmeccanica propone anche premi di risultato esclusivamente variabili per distribuire la maggiore ricchezza dopo che è stata prodotta in azienda; a partire dal 2017 è previsto l’assorbimento nei minimi delle parti fisse della retribuzione. Viene confermato l’attuale elemento perequativo (485 euro annui) per i lavoratori delle aziende in cui non si fa contrattazione di secondo livello, che hanno i soli minimi contrattuali. Le altre proposte qualificanti della piattaforma riguardano l’estensione dell’assistenza sanitaria integrativa al 100% dei lavoratori, con un onere a totale carico dell’azienda, allargando la copertura al nucleo familiare. Viene azzerato il contributo del lavoratore a mètaSalute, e 156 euro l’anno vengono posti a carico dell’azienda - per assicurare una copertura assicurativa per prestazioni che vanno dalle cure dentali alle visite specialistiche al ricovero per interventi chirurgici - con un valore di mercato di oltre 700 euro. «Tutto si tiene nella nostra proposta - ha spiegato il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi -. Gli obiettivi di rinnovamento rimangono: rendere marginale la parte retributiva del Ccnl con funzione di garanzia per tutti, liberare risorse per lo scambio tra salario e produttività in azienda, rendere centrale la componente welfare che abbatte il cuneo fiscale e risponde ai reali bisogni delle persone. Abbiamo dimostrato che è possibile migliorare le condizioni di ogni lavoratore limitando i costi per le imprese».

Sul fronte della previdenza complementare è prevista la riduzione del contributo minimo a carico del lavoratore (1,2%), mentre il contributo dell’azienda passa dall’1,6% al 2%, che corrisponde a 91 euro annui in più a carico delle aziende. Inoltre si introduce il diritto soggettivo a 24 ore di formazione in un triennio per tutti i lavoratori, con un contributo ulteriore dell’azienda di 300 euro durante la vigenza contrattuale. «Riteniamo ci siano tutte le condizioni per un esito positivo a breve della vertenza contrattuale - ha concluso Storchi -, abbiamo dato risposte importanti a tutte le sollecitazioni di questi mesi mantenendo allo stesso tempo una coerenza di fondo con gli obiettivi di rinnovamento. È una proposta equilibrata, ora è richiesto senso di responsabilità da parte di tutti».

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