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Smart working, è boom nel 2016. Un terzo delle grandi imprese…

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Smart working, è boom nel 2016. Un terzo delle grandi imprese è «flessibile»

In attesa della legge (al vaglio del parlamento) che definisca modalità e dettagli dello smart working, sempre più aziende in italia stanno adottando formule di flessibilità lavorative sul fronte del luogo, dell’orario e degli strumenti da utilizzare per il proprio mestiere. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, i lavoratori «smart» in Italia sono circa 250mila, ovvero il 7% dei dipendenti (impiegati, quadri e dirigenti) con un contratto di lavoro subordinato, in crescita del 40% rispetto al 2013.

Dallo studio emerge la fotografia di un fenomeno con grandi potenzialità non solo di espansione ma anche di miglioramento della produttività purché – mettono in guardia i curatori dell’Osservatorio - si tratti non di una moda o di un appellativo di facciata (come spesso accade per termini come «Bio», «Green» e simili), ma di un vero ripensamento del modello organizzativo aziendale.

Al centro deve esserci l’idea di lavorare (e valutare il lavoro) su obiettivi e non più su mansioni, nonché la necessità di dotare i lavoratori degli strumenti tecnologici adeguati. «Un progetto efficace di smart working – fa notare il responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working Mariano Corso – deve porre le radici per lo sviluppo di un nuovo modello organizzativo, agendo su
tre elementi: l’allineamento strategico rispetto alle priorità strategiche aziendali e agli obiettivi delle persone coinvolte, uno stile di leadership che preveda coinvolgimento dei collaboratori nel processo decisionale e delega ai collaboratori, comportamenti delle persone caratterizzati da proattività e
intelligenza collaborativa».

Aziende, istituzioni, sindacati e mondo della ricerca devono lavorare assieme, aggiunge Fiorella Crespi, direttore dell’Osservatorio: «In molte piccole e medie imprese c’è ancora molto da fare per superare alcune barriere culturali – dice –. Inoltre, è necessario rendere i progetti più pervasivi nel superamento degli orari di lavoro, nel ripensamento degli spazi e nella creazione di sistemi di valutazione per obiettivi».

Tornando ai numeri, secondo Il 2016 è stato secondo l’Osservatorio un anno di svolta: il lavoro flessibile in Italia non è più «un’utopia né una nicchia, ma una realtà rilevante e in crescita». Il 30% delle grandi imprese italiane ha realizzato quest’anno progetti strutturati di smart working, mentre l’anno scorso tale quota si fermava al 17%. Tuttavia, se si guarda alle piccole e medie imprese, la percentuale è ancora ferma al 5%, come nel 2015, a cui si aggiunge un ulteriore
13% di aziende che adtta formule «smart» ma senza progetti strutturati.

Sul fronte dei lavoratori «smart», l’Osservatorio rileva che nel 69% dei casi si tratta di uomini, con un’età media di 41 anni, che risiedono per la metà circa al Nord Italia, al Centro nel 38% dei casi e al Sud per il restante 10%.

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