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Dossier Il car sharing vola a 5,4 miliardi di fatturato e 730mila vetture

    Dossier | N. 6 articoliRapporto Flotte & Mobilità

    Il car sharing vola a 5,4 miliardi di fatturato e 730mila vetture

    Quando si tratta di spostamenti urbani, in molti casi il concetto di utilizzo sta superando quello di proprietà. Non è una tendenza che riguarda solo i privati. Anzi, molto spesso sono anche le aziende a cercare una formula più conveniente per gli spostamenti che possa magari combinare mezzi pubblici, auto private e servizi di mobilità condivisa. Un quadro in cui il car sharing ha guadagnato uno spazio importante. Lo confermano i dati: il settore dei veicoli in condivisione ha registrato nel 2015 un giro d'affari di 5,4 miliardi di euro (+5,7% rispetto al 2014), con una flotta che ha toccato quota 730mila vetture e le immatricolazioni che hanno registrato un rialzo del 18% rispetto all'anno precedente. E i numeri sono ancora più incoraggianti per il 2016.

    A dirlo è l'ultimo Rapporto stilato da Aniasa, l'associazione nazionale dell’autonoleggio e dei servizi automobilistici che un anno fa, oltre ai segmenti del noleggio a breve e lungo termine, ha attivato al suo interno anche il segmento dei veicoli in condivisione assieme ai principali gruppi di car sharing in Italia (Car2Go, Enjoy e il servizio offerto da Aci, a cui si sono da poco aggiunti anche i servizi elettrici di Share'ngo e le auto di Iniziativa car sharing).

    Il car sharing è oggi un'abitudine per 12mila utenti, ma anche 65mila aziende e 2.700 Pubbliche amministrazioni che ogni giorno per varie ragioni si rivolgono a questi servizi. Ad aprile 2016 gli iscritti totali in Italia, secondo Aniasa, erano circa 650mila con 11 milioni di noleggi dei quasi 4.500 mezzi totali in flotta. Le città dove il servizio è usato in modo più estensivo sono Milano e Roma, ma vanno bene anche Firenze, Verona e Bari. Il settore sta vivendo comunque una fase di grande competizione.

    Proprio a Milano è pronto a debuttare DriveNow, il car sharing di Bmw e Sixt che, assicurano dal gruppo tedesco, sta già lavorando per stringere accordi con il trasporto pubblico locale per offrire un servizio di intermobilità cittadina. Car2go, invece - che in Italia può contare su un parco auto di quasi 2mila vetture - , sempre a Milano ha da poco presentato la sua nuova flotta (che ora comprende anche le quattro posti smart forfour) e ritoccato al ribasso le tariffe aumentando invece il raggio di chilometri (prima erano 50 ora sono 200) che si possono percorrere con una tariffa giornaliera. Una buona notizia anche per brevi trasferte aziendali.

    Quando si parla di veicoli in condivisione, però, non si parla solo di auto tradizionali; sono tante anche le elettriche e le ibride, e persino gli scooter. Anche le biciclette hanno iniziato in parte a prendere piede nell'ottica di un trasporto intermodale. I limiti però non sono pochi: a partire dalla disponibilità dei veicoli, e fino alle distanze da percorrere e - in alcuni casi - la carenza di stalli. Per ottimizzare la ricerca dei mezzi in condivisione più adatti alle specifiche esigenze ci sono delle applicazioni, come Urbi, che aggrega tutti i principali sistemi di mobilità urbana condivisa e che ha da poco aperto anche un primo punto d'informazione fisico nel centro di Milano dove sottoscrivere abbonamenti, registrarsi e noleggiare auto o bici.

    Il car sharing è decollato in questi anni grazie alla formula del “free-floating”, ossia la possibilità di prelevare e restituire l'auto all'interno di una zona molto ampia e non più in specifiche stazioni. L'evoluzione del sistema è oggi però frenata dalla burocrazia e da una normativa ancora quasi assente e che non disciplina in modo adeguato le nuove forme di mobilità. «In Italia manca una definizione di vehicle sharing così come una cornice normativa unica per gli operatori che si confrontano, a seconda delle città italiane, con disomogenee regolamentazioni del servizio», spiega Fabrizio Ruggiero, presidente di Aniasa, che sottolinea come ci sia ancora poco coordinamento e forte divario tra Nord e Centro-Sud. Un primo passo importante in questa direzione potrebbe però arrivare dal Ddl Concorrenza ancora in discussione in Parlamento che, nel corso dell'esame in Commissione al Senato, ha visto approvare un emendamento dei relatori e un importante subemendamento che hanno introdotto due criteri di delega (una disciplina per il trasporto collettivo o individuale di persone che adegui l'offerta di servizi alle nuove forme di mobilità e un accordo delle competenze degli enti locali) che ambiscono a un'armonizzazione del sistema a livello nazionale.

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