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«Nella competizione globale più sostegno alle grandi aziende»

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«Nella competizione globale più sostegno alle grandi aziende»

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Mauro Moretti e Giovanni Castellucci (Imago)
Mauro Moretti e Giovanni Castellucci (Imago)

Il messaggio al governo arriva al fondo della discussione. E Mauro Moretti e Giovanni Castellucci, numeri uno di Leonardo-Finmeccanica e Atlantia, due big del tessuto economico nazionale, non usano troppi giri di parole: occorre fare sistema per fronteggiare la concorrenza d’oltreconfine che può contare sull’appoggio della politica, senza tralasciare la necessità di lavorare ulteriormente sulla semplificazione e sull’alleggerimento del carico fiscale (Irap su tutte) che grava sulle aziende.

«Ogni giorno - spiega il ceo di Leonardo Moretti - noi dobbiamo competere sui mercati e abbiamo a che fare con industrie molto sostenute dai rispettivi governi. Penso a francesi e americani con i loro ambasciatori che fanno affari nel settore aerospaziale quando stanno in Italia». Serve, quindi, un sostegno pieno a chi fa impresa e, aggiunge ancora Moretti, «dobbiamo investire per fare aziende di grandi dimensioni. Diventare grandi è una necessità in un mondo globale», insiste il top manager che non si sottrae nemmeno a una domanda del moderatore sul cambio del nome. «Nel mondo eravamo sputtanati, Finmeccanica non era più utilizzabile, l’impresa era quasi fallita e non eravamo ben rappresentati in giro per il mondo», sottolinea Moretti non prima di aver rivendicato i risultati della trasformazione («da un insieme di imprese indipendenti a una one company», chiarisce), avviata con il suo arrivo al timone, che ha raccolto il plauso del mercato tanto che «il valore del titolo è aumentato del 100 per cento».

Poi a prendere la parola è Castellucci che fa sfoggio del consueto pragmatismo. «Negli altri paesi avanzati una grande impresa che cresce e guadagna è considerata un patrimonio di quel paese, come i giovani e l’education. In Italia - lamenta il ceo - non è così, non c’è questa cultura». Le aziende vanno quindi sostenute con azioni concrete. «La priorità? La competitività del fattore lavoro è la cosa su cui ci giochiamo la competitività a livello globale nei prossimi vent’anni», spiega il manager per porre subito dopo l’accento sull’esigenza di investire nella formazione («quello che ci serve è che sia molto più profonda, ampia e meno specifica») e di intervenire con più decisione sulla tassazione del lavoro. «L’Irap - prosegue - è un’accisa sul fattore lavoro, non esiste in nessun’altra parte al mondo. Dunque ogni sforzo per ridurre la tassa sul fattore lavoro è ben accetto. Il governo ha già fatto molto, ma deve lavorare ancora in questa direzione», osserva ancora l’ad di Atlantia che non lesina infine apprezzamenti all’ultima manovra. «Dà la sensazione per la prima volta di essere pensata alla luce degli obiettivi di politica economica del governo».

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