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La farmaceutica continua a crescere

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ANNO DA RECORD PER IL SETTORE

La farmaceutica continua a crescere

La produzione che macina un nuovo record, l’export che vola sempre più in alto. E l’occupazione che tira, gli investimenti in R&S che mantengono un promettente primato, l’internazionalizzazione delle imprese a capitale nazionale seconda solo all’auto per il rapporto tra fatturato all’estero e fatturato totale. La farmaceutica del made in Italy archivia un 2016 di successi e si prepara a un 2017 che potrebbe riservare nuove sorprese. Positive. Contando sempre più per l’immediato futuro su quella rivoluzione 4.0 di cui in Italia, ma non solo, si sente la punta avanzata. Una scommessa già fatta da tempo, che la manovra 2017 dovrebbe consolidare grazie alla base di incentivi rivolti all’innovazione.

È decisamente in salute l’industria della salute per eccellenza, la farmaceutica. «Sì, credo che siamo in buona salute, almeno per produzione ricerca. Abbiamo, diciamo così, un piccolo raffreddore, che è la governance e l’iniquo payback che costringe nostre imprese a ripiani da centinaia di milioni. Speriamo che non diventi un’influenza. Allora sì che ne vedremmo delle belle in termini di investimenti e sviluppo», ammette (e promette) il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Convinto che «per noi il 4.0 è ormai una normalità». Con aziende che producono in soluzione di continuità con apparecchiature che sono innovative non solo in Italia, ma nel mondo. Macchinari, tra l’altro, prodotti in Italia. Un doppio successo per l’intera filiera.

Il pre-consuntivo 2016 di Farmindustria confeziona intanto una somma di “segni più”. A cominciare dalla produzione che sfonda ormai i 30 miliardi con una crescita a ottobre (su ottobre 2015) del 5,3% e una media del +2,3% in dieci mesi, il migliore della media in tutti i settori: ma con ordini ancora in crescita nell’ultimo bimestre dell’anno per il «solido incremento delle vendite all’estero». Soprattutto perché a fare la parte del leone continua a essere l’export, che schizza verso i 21,3 miliardi, ma anche più, con il 6,8% da gennaio a ottobre scorsi. Nell’export il pharma cresce di più nell’intero panorama industriale italiano, ben più della Germania (al +2%) e rispetto alla media Ue.

Intanto l’occupazione non deflette, anzi fa segnare +1% a quota 64mila (indotto escluso). Mentre il valore aggiunto per addetto - altro indice della produttività - è pari al +140% rispetto alla media.

Altro fiore all’occhiello, secondo le stime di pre-consuntivo, è l’innovazione, naturalmente. In questo caso la spesa in innovazione per addetto vale tre volte quella media degli altri settori. Il pharma tra l’altro investe più di tutti nel sistema nazionale di ricerca (700 milioni negli studi clinici), con un incremento del 95% negli ultimi cinque anni nella ricerca esterna. La rincorsa ad applicare prima di altri Paesi il nuovo regolamento Ue sulla ricerca in vigore dal 2018, tra l’altro, potrebbe rendere ancora più attraente il mercato italiano: «Abbiamo la possibilità concreta di diventare un hub europeo», è la speranza di Scaccabarozzi. Gli investimenti in R&S, d’altra parte, sono cresciuti in breve tempo del 16% e l’attuale quota di mercato è del 19%, sempre in aumento. Il valore complessivo del piatto al mondo è di 100 miliardi.

In tutto questo gli investimenti di Big Pharma sono determinanti: trascinano la farmacutica made in Italy al primo posto del settore manifatturiero, col 12% del totale e il 60% del xalore industriale del settore, contro una media del 20%. Ma anche le italiane non sono da meno; nell’ultimo anno hanno accresciuto la ricerca del 25%, e una di loro, la Chiesi, è nella top 3 delle imprese manifatturiere per spese in R&S, soltanto dopo Fiat e Finmeccanica.

Poi c’è l’Ict, l’innovazione, quel 4.0 che è la prima sfida da vincere. Smart factory, internet delle cose, big data, non sono delle sconosciute per il pharma. Si stima che tra 5 anni sarà pienamente digitalizzato oltre il 70% delle imprese , sia nei processi produttivi che nella ricerca e nella gestione delle terapie. E poi? Poi toccherà al 5.0. Magari in anticipo.

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