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L’Australia revoca i dazi antidumping sulle conserve italiane

POLITICA COMMERCIALE

L’Australia revoca i dazi antidumping sulle conserve italiane

Olycom
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Stop ai dazi antidumping australiani su conserve e pelati italiani.
L’Australia ha revocato (in un caso) e sensibilmente ridotto (in un secondo caso) le misure antidumping sulle conserve di pomodoro _ su istanza di un’azienda australiana di proprietà della Coca Cola – che avevano penalizzato soprattutto i produttori italiani. La decisione – emersa ieri – segue un rapporto del panel di riesame antidumping di Canberra, che ha riconosciuto come gli aiuti della politica agricola europea al pomodoro da industria italiano non siano distorsivi del commercio.

Il governo australiano ha quindi azzerato i dazi annunciati lo scorso febbraio per La Doria Spa e ha sensibilmente ridotto (dall’8,4% al 4,8%) quelli per la Feger Spa, le due aziende nazionali che erano finite nel mirino delle autorità di
Canberra.

Le stesse autorità australiane avevano concluso, nell’aprile 2014 , una prima analoga indagine conclusasi poi con l’imposizione di dazi antidumping su altre imprese italiane di canned tomatoes (dazi compresi tra il 3% ed il 5% circa per le imprese cooperanti, del 26% per le imprese non cooperanti) ma con l’esclusione delle due aziende colpite poi 2 anni dopo. Quello di ier, dunque, diventa una decisione che avrà effettosul comparto e su tutte le aziende italiane esportatrici di pelati e conserve, colpite da dazi in Australia.

Il nodo era la politica europea in materia di agricoltura, la Pac. Per i tecnici australiani, i programmi di sostegno al reddito degli agricoltori della Pac – pienamente conformi alle regole del Wto – erano stati considerati come forme di sussidio che permettevano il dumping dell’agroindustria conserviera. Sul punto si era mossa la Ue, ma ancora di più il governo italiano.

«Avevamo chiarito al ministro australiano per l’Agricoltura, Steven Ciobo – ha sottolineato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto – che il nostro Governo non poteva accettare questo tipo di chiusura e che vi potevano essere delle conseguenze in merito alla nostra posizione sull’apertura di un negoziato di un libero scambio con l’Australia, oggi in fase di valutazione da parte dell’Unione europea. Per questo, siamo particolarmente lieti che la questione sia risolta».

«La decisione assunta da Canberra – ha dichiarato Antonio Ferraioli, presidente Anicav e vice presidente di Federalimentare – è particolarmente significativa in quanto elimina un pericoloso precedente che avrebbe potuto essere utilizzato per bloccare le esportazioni anche di altri prodotti agricoli trasformati nell’Unione Europea».

Nel 2015, l’Italia ha esportato circa 60 milioni di euro in conserve, pomodori trasformati e pelati, pari al 5% del suo export complessivo del comparto. Di questi, i prodotti pelati – queli direttamente colpiti dai dazi antidumping – costituiscono 45 milioni di export. Assieme, La Doria e Feger hanno in mano il 40% del nostro export di settore in Australia. Le esportazioni di pomodori pelati e non pelati interi e non interi verso l’Australia, nel periodo gennaio-settembre 2016, hanno così subìto un calo del 10,66% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel 2015 le stesse esportazioni avevano, invece, fatto registrare un + 3% sul 2015, con un trend, nel triennio precedente, sempre positivo.

Si tratta di uno «sviluppo molto positivo», ha twittato ieri sera il commissario Ue al commercio Cecilia Malmstrom, che si era schierata con il governo italiano per la revisione della decisione.

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