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Il franchising resiste a quota 144 miliardi

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Il franchising resiste a quota 144 miliardi

Con 144 miliardi di vendite l’universo Confimprese, con circa 300 marchi commerciali, 30mila punti vendita tra diretti e affiliati con 600mila addetti, si lascia alle spalle un 2016 segnato dalla deflazione e da un clima di incertezza che ha finito per alimentare la propensione al risparmio delle famiglie. Quest’anno si punta a una crescita del potere d’acquisto nell’ordine dei decimali, intorno allo 0,7% secondo il Rapporto 2017 dell’associazione, che diventerà il 2,3% entro il 2020. «Dopo un 2016 segnato da un sostanziale immobilismo questo pugno di decimali è troppo poco per dare una concreta scossa alle vendite del retail» sottolinea Mario Resca, presidente Confimprese.

Nonostante il ciclo non favorevole le insegne continuano a investire per ampliare la rete commerciale. Entro la fine dell’anno sono state pianificate oltre 1.100 aperture di punti vendita che porteranno alla creazione di quasi 10mila posti di lavoro. Investimenti massicci che poi dovranno superare la prova del mercato. «Per questo auspichiamo che il Governo vari un pacchetto di interventi e di sgravi fiscali a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie» aggiunge il Presidente.

I comparti più attivi nell’ampliare la rete commerciale sono quelli dell’abbigliamento e calzature con oltre 300 nuovi negozi, la ristorazione (237 locali) e l’immobiliare con 220 agenzie. «Food e fashion sono i settore chiave del retail e insieme totalizzano oltre la metà del totale delle aperture» rimarca Resca.

«Dal retail arrivano segni di crescente fiducia ma fa fatica a dispiegare le sue potenzialità», aggiunge Marco Grieco, Med Digital transformation leader e Ita Advisory retail industry leader di Ey. «Le grandi catene continuano ad aprire in Italia e questo dimostra come credano in un costante sviluppo del nostro mercato anche nelle aree territoriali più decentrate».

Il pasto fuori casa, secondo Confimprese, vale in Italia 72 miliardi di spesa. Qui le scelte sono guidate dalla ricerca della novità possibilmente salutista, di qualità e sostenibile e, lo scorso anno, le insegne food degli associati hanno visto crescere di quasi un terzo il valore delle vendite.

Le insegne del food, fashion e le calzature si dividono tra centri commerciali, vie commerciali e puntano anche allo sviluppo del travel retail, come nel caso del nuovo Molo E di Roma Fiumicino con oltre 90mila metri quadri di spazi di vendita e punto di passaggio per oltre sei milioni di passeggeri extra Schengen l’anno. Un progetto su cui Aeroporti di Roma ha investito 390 milioni e ha attirato, tra gli altri, anche il ristorante “Attimi by Heinz Beck” del Gruppo Cremonini.

SETTORI SOTTO LA LENTE
Il trend di alcuni comparti del commercio in Italia. Dati in miliardi e variazione percentual sull’anno precedente. Stime 2016, previsioni 2017

Accanto a società consolidate e i colossi di oltre oceano ecco realtà come Löwengrube con i suoi ristoranti birrerie in stile bavarese. Pietro Nicastro, ad di Lowen-com a cui fa capo l’insegna, punta all’apertura di 4-5 ristoranti mentre con cinque carrozze in stile, le Löwen wagen, presidierà l’esterno dei centri commerciali. «Prevedo un aumento dei ricavi nell’ordine di qualche punto percentuale - spiega -. Il vero traguardo è raggiungere il 10 per cento».

Abbigliamento, calzature e accessori, secondo le previsioni di Ey, dovrebbero avere una crescita moderata, mentre le insegne puntano su nuove formule. Alla prova dei fatti si cerca di varare contromisure contro il calo dei consumi. «Il 2016 è stato uno degli anni più difficili tra quelli di questa lunga crisi - conclude Maurizio Merenda, ad di Stroili, brand di gioielli accessibili che nel 2016 ha avuto ricavi per 217 milioni (+0,9%) -. Non vedo cambiamenti all’orizzonte ma abbiamo una nuova offerta che ci fa guardare avanti con fiducia»

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