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Un minibond per la fonderia 4.0

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INNOVAZIONE

Un minibond per la fonderia 4.0

Nuove tecnologie, nuovi strumenti di finanza. Per la varesina Fonderia Casati il 2017 è certamente un anno di svolta, anzitutto imboccando con decisione la strada della digitalizzazione dei processi produttivi. L’investimento in corso di finalizzazione, pari a cinque milioni di euro, trasformerà l’azienda in una fonderia 4.0, con i nuovi impianti in grado di dialogare in tempo reale a valle e a monte del processo produttivo: “chiamando” in automatico la merce dal magazzino e fornendo all’estremo opposto al sistema gestionale i dati per le spedizioni ai clienti. Innovazione radicale realizzata dall’azienda senza ricorrere al credito bancario tradizionale ma utilizzando invece un minibond.

L’emissione, per 4,2 milioni di euro, quotata all’ExtraMot, fornirà una cedola fissa del 5,15% e avrà scadenza nel 2023, con inizio di rimborso del capitale a partire da metà 2019.

«Il credito bancario era disponibile- spiega Gianluigi Casati - ma noi volevamo fare qualcosa di diverso. Attraverso l’emissione di un minibond in termini reputazionali acquisiamo una maggiore credibilità verso il mercato. E questo è in realtà l’inizio di un percorso, che potrà portare in futuro ad altre operazioni con la stessa modalità o magari all’ingresso nel progetto Elite di Borsa italiana».

Fonderia Casati, 17 milioni di ricavi e 51 addetti, realizza getti in ghisa destinati in particolare all’industria automotive. E proprio l’acquisizione di ingenti commesse pluriennali dal settore, tra cui un ordine Fca per componenti degli scarichi, ha innescato il nuovo piano di sviluppo, che prevede nei prossimi tre anni altri cinque milioni di investimento, con l’obiettivo di più che raddoppiare i ricavi entro il 2023. Già nel 2017, del resto, sulla base delle commesse acquisite, si stima una crescita a doppia cifra del fatturato, con un target che rappresenterebbe il nuovo record, oltre i livelli pre-crisi.

A sottoscrivere il minibond sono Finlombarda (1,68 milioni), Confidi Systema (2,02 milioni) e Banca Sella (0,5 milioni), investitori che hanno deciso di accompagnare il percorso di crescita dell’azienda.

«Il risparmio finanziario italiano è ampio - spiega il presidente di Finlombarda Ignazio Parrinello - e la sfida è ora quella di convogliarne una parte verso il sistema produttivo, con modalità diverse rispetto al credito bancario».

«I minibond - spiega Giorgio De Donno, condirettore di Banca Sella - rappresentano una forma di finanziamento particolarmente adatta alle esigenze di sviluppo delle aziende».

«L’auspicio - aggiunge Andrea Bianchi, direttore di Confidi Systema - è che questa occasione stimoli altre Pmi ad esplorare con rinnovata imprenditorialità forme moderne di sviluppo, generando nuova crescita sul territorio».

In tutto o in larga parte, l’investimento di Fonderia Casati, che entrerà in funzione all’inizio di marzo, rientra nei parametri previsti dagli incentivi di Industria 4.0, che vedono nell’iperammortamento al 250% lo strumento di agevolazione più potente. L’Unione Industriali di Varese registra da parte del mercato richieste crescenti di informzioni sui bonus, anche in relazione alla nuova Sabatini 4.0. E la sensazione, come confermato dall’ultima indagine congiunturale dell’associazione, è che la voglia di investire resti sostenuta.

«La crisi non è certo superata - spiega il direttore generale dell’associazione Vittorio Gandini - ma sul territorio ci sono segnali incoraggianti. Io credo che altre operazioni come quella presentata oggi seguiranno, anche attraverso la facilitazione dei contatti ottenuta tramite l’associazione. È per noi un modo di tradurre in concreto ciò che pensiamo da sempre: investimenti in tecnologia e finanza alternativa rispetto al credito bancario sono le strade da battere per sostenere lo sviluppo futuro».

Lo scorso anno sono stati 51 i minibond emessi dalle imprese, per un controvalore di 527 milioni di euro. Il taglio medio, dall’inizio delle emissioni, è stato pari a nove milioni, con scadenze medie di 5-7 anni e cedole variabili fino a oltre il 7%, tenendo conto delle diverse caratteristiche delle emissioni e del rating aziendale.

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