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L’arredo-design rilancia sugli Stati Uniti

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L’arredo-design rilancia sugli Stati Uniti

Le minacce protezionistiche della nuova amministrazione Trump non sembrano preoccupare l’industria italiana dell’arredo-design, che negli Stati Uniti ha ritrovato negli ultimi due anni la sua principale locomotiva (insieme alla Cina) e non intende lasciarsela scappare.

Si tratta infatti del quarto mercato estero per le aziende italiane del settore, che nel 2015 ha registrato una crescita record del 22%, portando le esportazioni di mobili oltre il miliardo di euro di fatturato (dati FederlegnoArredo). L’anno scorso il trend positivo si è mantenuto, anche se a ritmi più contenuti, e nei primi otto mesi del 2016 le vendite di arredo-design negli Usa hanno sfiorato i 930 milioni di euro, con un incremento dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo la Cina (tra i primi dieci mercati di sbocco del comparto) cresce a ritmi più elevati (+18,4%), ma rappresenta volumi molto meno importanti (295 milioni di export tra gennaio e ottobre).

L’EXPORT VERSO GLI STATI UNITI
Valori in milioni di euro e variazione su anno precedente (Fonte:Focus-Usa”, Centro Studi FederlegnoArredo)

È facile dunque comprendere perché sempre più aziende dell’arredo stanno accelerando o rafforzando le proprie strategie di internazionalizzazione negli Usa. La stessa associazione delle imprese del comparto, FederlegnoArredo (Fla), ha avviato oltre un anno fa un piano di iniziative a supporto delle proprie associate in quel Paese che si distingue dai tradizionali programmi di internazionalizzazione. Sull’esempio di quanto fatto in Cina negli ultimi tre anni, oltre alle missioni B2B e alle iniziative per l’incoming dei buyer in Italia realizzate in collaborazione con Ice e ministero per lo Sviluppo economico, Fla ha messo a punto negli Usa un piano strutturato di azioni per il 2017 che poggia su tre direttrici, come spiega il presidente Roberto Snaidero.

La prima è la “classica” attività di business (missioni, eventi di networking, incoming ecc.); la seconda punta su sinergie e accordi con operatori locali strategici come istituzioni, associazioni, studi di architetti, developer, distributori. Infine, sono state avviate partnership con fornitori di servizi, per agevolare assistenza e consulenza alle aziende italiane sul fronte giuridico e normativo, fiscale e della comunicazione.

Un altro progetto importante, aggiunge Snaidero, è un’analisi dei 14 principali «Design Center» statunitensi, centri espositivi multibrand di mobili e accessori per la casa riservati a una clientela professionale, che rappresentano un canale strategico per le aziende che intendono operare su quel mercato sia nel retail, sia nel contract, che negli Stati Uniti ha un’incidenza particolarmente elevata.

I PRIMI DIECI FORNITORI DEGLI USA
Valori in milioni di euro e variazione su anno precedente (Fonte: Focus-Usa”, Centro Studi FederlegnoArredo)

Quello della distribuzione è del resto uno degli ostacoli principali per le aziende italiane dell’arredo: secondo il «Focus Usa» elaborato di recente dal Centro studi di Fla e rivolto alle imprese interessate a investire negli Usa (per info consultare il sito www.federlegnoarredo.it), la distribuzione negli Stati Uniti è dominata dalle grandi catene di negozi di arredamento, con una concentrazione crescente che è andata ulteriormente rafforzandosi dopo il 2010. Oggi il 79% totale delle vendite totali di mobili e prodotti per la casa viene assorbito dalle prime 100 catene di negozi.

Un’altra criticità messa in evidenza dal report del Centro studi Fla è la forte competizione del mercato americano, dove sono presenti numerosi attori internazionali. Gli Stati Uniti sono infatti il principale importatore di prodotti di arredamento al mondo, con una capacità di assorbimento dai mercati globali che nel 2015 ha raggiunto i 38,6 miliardi di euro (+32% sul 2014), e con acquisti di beni destinati alla casa che rappresentano il 23% dei consumi totali per beni durevoli. L’Italia, con il suo miliardo di esportazioni, è il quinto fornitore, alle spalle di Cina (22 miliardi), Messico, Vietnam e Canada. Tuttavia, sulla fascia alta del mercato i marchi italiani riescono a piazzarsi al primo posto.

LA SPESA PER MOBILI
Valori in milioni di dollari (Fonte: Focus-Usa”, Centro Studi FederlegnoArredo)

È su questa fascia che occorre lavorare, facendo leva sulle grandi potenzialità offerte dal mercato americano: le ultime stime del Fondo monetario internazionale prevedono una crescita dell’1,6% dell’economia Usa nel 2016 e del 2,2% nel 2017, trainata soprattutto dai consumi di una popolazione di oltre 324 milioni di abitanti. Il Pil capite è il settimo al mondo e prospettive positive sono stimate per i prossimi cinque anni anche per mercato delle costruzioni e delle transazioni immobiliari. E se le aziende italiane sono già abbastanza ben radicate nella Costa Est e in particolare a New York e Miami, la sfida è ora ampliare il mercato agli stati del Mid-West e della Costa Ovest, che rappresentano le economie più dinamiche degli Stati Uniti: il Texas e la California soprattutto (con le città di Dallas, Houston, Los Angeles e San Francisco al top della crescita), ma anche l’Oregon e le città di Atlanta e Chicago.

Quanto a eventuali effetti delle politiche protezioniste di Trump, Snaidero ricorda che al momento non sono stati annunciati dazi specifici per i prodotti di arredo-design. Inoltre, aggiunge Antonio Di Prima di Ernst & Young (EY), gli annunci del nuovo presidente vanno nella direzione di favorire le fasce di reddito più elevate, ovvero il target ideale dei mobili made in Italy. «Senza dimenticare – osserva Di Prima – che negli Stat Uniti non esiste una produzione interna di mobili sulla fascia alta e dunque in competizione con il design italiano».

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