Impresa & Territori

Verso la fusione tra Atm, Trenord e Fs, ora si tratta sul potere dei…

trasporti pubblici

Verso la fusione tra Atm, Trenord e Fs, ora si tratta sul potere dei tre azionisti

Il progetto potrebbe essere pronto, secondo i più ottimisti, già a marzo. La fusione tra i tre soggetti del trasporto pubblico della Lombardia - la milanese Atm, la lombarda Ferrovie Nord Milano e la società nazionale dei treni Ferrovie dello Stato - è a buon punto. Ora si tratta sulla governance: che tipo di holding, quanti consiglieri di amministrazione e con quali poteri. Perché una cosa è certa: nessuno vuole cedere le sue competenze e quindi la sua fetta di controllo.

L’ipotesi più realistica è che alla fine Fnm diventi una super holding partecipata da Atm (a sua volta controllata al 100% dal Comune di Milano), dalla Regione Lombardia (che attualmente controlla già la holding con quota di maggioranza) e da Fs. Il peso di ciascun azionista andrà però valutato con delle perizie tecniche, lasciando aperta la possibilità di un aumento di capitale da parte di chi “conta meno” in termini industriali, così da avere quote simili se non paritetiche. Fnm, come adesso, rimarrebbe quotata in Borsa, con la stessa percentuale di flottante.

Fnm adesso ha 5 consiglieri; in prospettiva potrebbero essere 7 o 9, espressione di questi tre nuovi azionisti. Potrebbero esserci due vicepresidenti, più un ad o dg, proprio per rispettare il diritto di nomina di ciascuno.

La struttura sottostante può quindi prevedere due distinte società specializzate, entrambe controllate al 100% da Fnm: Atm e Trenord. La prima specializzata, come adesso, nel trasporto cittadino e di area vasta, forte delle proprie competenze nella gestione della rete metropolitana e nel servizio integrato fra più mezzi di trasporto. La seconda concentrata nel trasporto su ferro su scala regionale e intercittadino.

Atm e Trenord potrebbero avere ciascuna un proprio cda, con 3 (o al massimo 5) consiglieri.

Come anticipato dal Sole 24 Ore il 25 novembre scorso, il nuovo gruppo potrebbe avere come minimo un giro d’affari di 2 miliardi (se si sommano i fatturati di Fnm e Atm), a cui però potrebbero aggiungersi ulteriori ricavi dentro una forbice stimata compresa tra i 30 e i 55 milioni. Per quanto riguarda gli investimenti, il gruppo avrebbe una capacità di spesa tra i 700 milioni e 1,4 miliardi aggiuntivi, considerando anche la possibilità di allungare i tempi degli ammortamenti. Il gruppo conterebbe 15mila dipendenti.

La convenienza per Atm sarebbe data anche da una legge regionale, che sembrerebbe quasi fatta apposta, in base alla quale la società pubblica che si aggrega con un gruppo quotato entro il 30 giugno 2017 può allungare la durata della concessione, senza dover fare una gara, nel rispetto dei limiti stabiliti da normativa europea (legge regionale n.35, del 29 dicembre 2016). Questa potrebbe essere una spinta per il Comune di Milano a portare a buon fine il progetto.

Certo a livello politico i nodi devono essere ancora districati. Mentre la Regione Lombardia spinge, Palazzo Marino frena prudenzialmente suggerendo che il percorso deve essere ancora dettagliato. È chiaro che Milano non vuole rischiare di ridurre il controllo sul suo gioiello Atm, tra le poche partecipate italiane del trasporto locale ad avere conti in regola, capacità di investimento e livelli di efficienza fra i migliori del paese.

Critica l’associazione dei consumatori Codacons, secondo cui si tratterebbe di un nuovo carrozzone che non funziona e che non piace ai cittadini.

© Riproduzione riservata