Impresa & Territori

Fondi Ue alle imprese, ecco le regioni più efficienti

Piano 2014-2020

Fondi Ue alle imprese, ecco le regioni più efficienti

Che cos’hanno in comune il Land tedesco del Baden-Württemberg, la Lombardia e l’Algarve, nota meta turistica portoghese? Sono le regioni europee che nella programmazione 2014-2020 destinano la quota maggiore di fondi strutturali europei «a misura di impresa», ovvero per l’innovazione, la ricerca e la competitività, quelli che in gergo vengono definiti «Obiettivi tematici 1 e 3» . Non solo: sono anche le aree in cui la programmazione procede a pieno ritmo e dove è già stato assegnato almeno il 20% delle risorse per queste priorità.

In tutto - come mostra l’elaborazione dell’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas sulla base della fotografia più aggiornata della Commissione Ue - sono 16, su un totale di 111, i Programmi operativi regionali europei che rispettano contemporaneamente questi requisiti e insieme intendono destinare 12,7 miliardi di fondi Ue a misura di impresa, pari al 14% delle risorse previste dal Fesr per questi due obiettivi tematici nell’intera Ue.

LA MAPPA
Percentuale risorse per ricerca, sviluppo e competitività sul totale della dotazione Fesr (Fonte: Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas su dati Commissione Ue)

«Il punto di partenza - spiega Chiara Sumiraschi, economista del Gruppo Clas - è stata l’individuazione dei criteri in base ai quali selezionare i casi di interesse. Per rendere comparabili i dati abbiamo, infatti, preso in esame solo i Paesi che, come l’Italia, hanno una dotazione complessiva di fondi strutturali europei elevata, superiore a 20 miliardi di euro». Tra questi figurano Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca.

«Successivamente - aggiunge l’economista - abbiamo ristretto il focus sui programmi operativi regionali che hanno destinato oltre il 50% delle risorse al finanziamento di interventi per rafforzare la ricerca, l’innovazione e la competitività delle imprese per un ammontare superiore a 200 milioni di euro, per avere una massa critica significativa». A questi criteri è stato aggiunto quello qualitativo delle risorse già allocate, dove il 20% è dato dalla media di quanto è stato assegnato finora nell’intera Ue. «A due anni e mezzo dall’inizio effettivo della programmazione - dice Sumiraschi - è importante misurare lo stato di avanzamento dei programmi per stabilire non solo la quantità dei finanziamenti previsti, ma anche la loro qualità e tempestività».

Tra le 16 regioni che rispettano questi requisiti ben 11 sono in aree sviluppate, con un Pil pro capite superiore al 90% della media Ue, ma con differenze significative tra loro, mentre tre (Sassonia, Brandeburgo e Algarve) sono aree «in transizione», con una ricchezza pro capite tra il 75% e il 90% della media Ue e due (le portoghesi Centro e Norte) sono meno sviluppate.

I due primi posti vanno, come detto, a Baden-Württemberg e Lombardia, due dei quattro motori dell’economia europea. Gli altri, Catalogna e Rodano-Alpi, non figurano nella classifica perché non rispettano il criterio delle risorse assegnate.

Il primato è tutto tedesco. Sono infatti ben 9 i Länder virtuosi. Tra questi, oltre alla regione di Stoccarda che destina ben il 70% dei fondi Ue a interventi per le imprese, c’è la ricca Baviera, ma anche quattro ex aree della Ddr che cercano il rilancio (Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania, Sassonia e Turingia). «La forte presenza delle regioni tedesche - spiega Sumiraschi - è data dal fatto che il Paese è stato, dopo la Danimarca, il secondo a ottenere il via libera dell’Accordo di partenariato (la cornice di riferimento per i fondi strutturali) nel maggio 2014, cinque mesi prima dell’Italia».

Nonostante il ritardo nel decollo della programmazione, il nostro Paese è ben rappresentato con tre regioni: oltre alla Lombardia, anche l’Emilia Romagna e la Toscana. Tutte e tre hanno giocato d’anticipo, mettendo sul piatto risorse proprie in attesa del tesoretto proveniente da Bruxelles. La vera sorpresa, però, è il Portogallo, che dopo il programma di aiuti da 78 miliardi targato Ue e Fmi concluso nel maggio 2014 intende utilizzare i fondi Ue per recuperare slancio. In particolare tre regioni tirano la volata: Algarve, Centro e Norte.

A rappresentare la Francia è invece solo la regione del Midi-Pirenei. La Spagna è assente, perché non rispetta il criterio della tempestività della spesa. Tra questi Paesi è stato l’ultimo a vedere approvato dalla Commissione Ue l’Accordo di partenariato.

Il tipo di sostegno varia a seconda della regione e delle sue priorità. Così il Baden-Württemberg ha deciso di destinare all’innovazione e alla ricerca tutte le risorse prevenienti da Bruxelles per gli obiettivi tematici destinati alle imprese. Altre nove regioni (tra cui le tre italiane) hanno invece ripartito la dotazione per le imprese con un maggiore peso a quelle per l’innovazione. Su questo fronte gli interventi più gettonati sono quelli che puntano a promuovere la ricerca applicata per creare un network tra imprese (singole o in cluster) e centri di eccellenza, ma anche lo sviluppo di infrastrutture di ricerca. In sei regioni, invece, la maggior parte delle risorse è destinata a misure per dare slancio alla competitività, con interventi a favore dell’internazionalizzazione e della creazione di incubatori e start up. Tra queste, le tre regioni portoghesi. In particolare, nell’Algarve circa il 70% della dotazione per le imprese è destinata a ritrovare la competitività perduta.

In tutte le sedici regioni il focus è però sulle Pmi. A loro si guarda per creare nuovi posti di lavoro e tentare di voltare pagina dopo la crisi.

© Riproduzione riservata