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Sistema Italia in missione in Oman

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Sistema Italia in missione in Oman

Ci sono le infrastrutture, l’oil&gas, le energie rinnovabili, ma anche le Pmi al centro della missione italiana in Oman. Tra mercoledì e giovedì sbarcheranno a Muscat quasi 80 aziende, sotto la guida del sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, accompagnato da Confindustria, Ice e Simest.

Oltre a essere la prima missione italiana nel Paese, questa in Oman nasce con una formula nuova. La riassume Licia Mattioli, vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria, che accompagnerà le aziende a Muscat: «Con questa missione di filiera l’intento è dare alle piccole e medie imprese le opportunità che emergeranno a partire da un contratto importante vinto da una nostra grande azienda». Il maxi-appalto in questione è quello che la Maire Tecnimont si è aggiudicata in Oman nel dicembre del 2015: su commissione della Orpic, colosso petrolchimico controllato dal governo omanita, il gruppo italiano parteciperà alla costruzione del complesso industriale di Liwa per la produzione della plastica.

Quello in capo a Maire è uno dei quattro lotti in cui è stato suddiviso il complesso produttivo, il cui valore totale è di 4,5 miliardi di dollari. L’appalto italiano vale circa 900 milioni: determinante, per l’aggiudicazione del contratto, è stato il supporto di Sace, che ha garantito una linea di credito da 840 milioni erogata da Cassa depositi e prestiti insieme a un pool di banche internazionali. L’intervento di Sace, cui si è affiancato quello di Simest, sostiene non solo i contratti di fornitura assegnati da Orpic alla Maire Tecnimont, ma anche le sub-forniture affidate a una cinquantina di Pmi italiane attive nella produzione di macchinari per l’Oil& gas.

«L’Oman - spiega Fabrizio Di Amato, chairman del gruppo Maire Tecnimont - è un Paese per noi strategico, avendo intrapreso con determinazione la strada della trasformazione dell’energia in prodotti a più alto valore aggiunto. Valorizzare le competenze locali è la chiave del successo e la filiera di aziende italiane che ci segue troverà importanti opportunità per partnership di lungo termine».

Il maxi-impianto petrolchimico di Liwa non è l’unica grande opera su cui l’Oman ha deciso di puntare. Nel piano quinquennale 2016-2020 del sultanato, che mette sul piatto 106 miliardi di dollari fra investimenti pubblici e privati, ci sono molti progetti: la linea ferroviaria Sohar-Buraimi, l’autostrada da Adam a Thumrait, la realizzazione di un complesso integrato per la filiera della pesca, l’ampliamento del porto di Duqm (un nodo logistico strategico, poiché prospiciente l’Iran, l’India e il Pakistan), il nuovo impianto di desalinizzazione di Qurayyat, la creazione di una nuova zona residenziale a Liwa, il rifacimento della rete fognaria del governatorato della capitale Muscat, nonché la realizzazione di tre grandi alberghi a cura della statalizzata Omran. Tutti progetti, questi, in cui le imprese italiane possono trovare spazio.

«Sono convinto – ha affermato il sottosegretario Scalfarotto – che attraverso il made in Italy dell’ingegneria sia possibile creare nuove opportunità di sviluppo economico congiunto e che la visita in Oman sarà utile per promuovere gli investimenti e gli scambi bilaterali, in un quadro che merita di essere coltivato e che ha già visto le esportazioni italiane triplicarsi nell’ultimo decennio».

Il cuore dell’economia omanita restano gli idrocarburi, che oggi rappresentano il 50% del Prodotto interno lordo del Paese. Le riserve petrolifere e di gas naturale ammontano rispettivamente a 5,5 miliardi di barili e a 850 miliardi di metri cubi. La quasi totalità del petrolio viene esportata in Asia: soprattutto in Cina (con una quota di oltre il 77% sul totale dell’export omanita di greggio), Paese con il quale il sultanato ha firmato diversi accordi bilaterali. Ora, però, l’obiettivo di Muscat è aprire la propria economia a nuovi settori: «L'interesse dell’Italia per l’Oman - spiega Mattioli - è determinato proprio dalla politica di diversificazione dell’economia adottata dal sultanato negli ultimi anni. Sono certa che da questa prima visita italiana scaturirà un programma di follow-up specifico e mirato, anche con il coinvolgimento delle associazioni più interessate al paese, come Assocomaplast, Ance e Anfia, che parteciperanno alla missione». Missione che, dopo la tappa in Oman, continuerà alla volta di Singapore e Australia.

La bilancia commerciale tra Roma e Muscat pende a nostro favore, con quasi 800 milioni di euro di export messi a segno nei primi 11 mesi del 2016, il 32% in più rispetto allo stesso periodo del 2015. «Questa prima grande missione imprenditoriale - ha dichiarato Giovanni Sacchi, direttore dell’ufficio di Coordinamento promozione del Made in Italy, che rappresenterà l’Ice a Muscat - costituirà un’importante occasione per favorire ulteriori incrementi nell’interscambio fra l’Italia e l’Oman che, grazie ai forti investimenti previsti dal governo locale, si propone anche come hub per il Medio Oriente».

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