Economia

Le virtù del legno già sperimentate dai Borboni

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INCHIESTA/LEGNO E EDILIZIA: RICORSI STORICI

Le virtù del legno già sperimentate dai Borboni

Il primo regolamento antisismico della storia preunitaria risale al 1793. Per l’Italia unita bisognerà aspettare il 1861, ma i Borboni si erano mossi in anticipo dopo il terremoto (e maremoto) del 1783 che distrusse buona parte della Calabria meridionale e provocò 30mila morti. Sulla base di osservazioni empiriche fu redatto un codice per le costruzioni che obbligava all'uso di un telaio di legno all'interno della parete in pietra. Il Cnr-Ivalsa nel 2013 ha voluto replicare in laboratorio la resistenza di quelle costruzioni. E Nicola Ruggieri, architetto e a quei tempi ricercatore dell’Università della Calabria, sottopose a una serie di prove meccaniche una parete del tutto uguale a quella del palazzo che ospitava il vescovo di Mileto, nella provincia di Vibo Valentia, ricostruita secondo i dettami borbonici dopo il 1783. Dice Ruggieri: «La parete di pietra, intelaiata con castagno calabrese, ha mostrato un eccellente comportamento antisismico».

Un motivo più che sufficiente per proseguire le ricerche, stroncate invece dall’addio al Cnr-Ivalsa del professor Ario Ceccotti, l’animatore dei progetti antisismici legati al legno. Anche Ruggieri, brillante studioso calabrese con docenze a contratto a Roma Tre, la Sapienza e Unical, è stato costretto ad abbandonare suo malgrado gli studi accademici su questo materiale: da qualche anno è impegnato nella segreteria tecnica di progettazione della Sovrintendenza di Pompei.
Se si aggiunge che le cattedre di costruzioni in legno negli atenei italiani non superano la mezza dozzina, il quadro delle magnifiche sorti e progressive di questo materiale è completo.

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