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Se l’errore nel cantiere è un segnale per il Paese

L'Analisi|IL CROLLO SULL’A14

Se l’errore nel cantiere è un segnale per il Paese

Il cavalcavia crollato ieri sull’Autostrada adriatica A14, con due persone morte e due operai feriti, è l’ennesima tragedia che si abbatte sul sistema delle infrastrutture italiane.

Fanno impressione le immagini di un ponte crollato su un pezzo della rete autostradale Aspi che dovrebbe essere ed è in effetti la più sicura e la più controllata rete infrastrutturale trasportistica d’Italia. Non si può di certo invocare il caso o la sfortuna. Un errore gravissimo c’è sicuramente stato e spetta alla magistratura accertare al più presto di chi sia la responsabilità nell’organizzazione o nell’esecuzione di un lavoro che viene definito ordinario. Si dovrà scavare nell’intreccio di competenze non facile da districare fra il committente, l’appaltatore Pavimental, il subappaltatore Delabech che ha fatto il progetto costruttivo e stava realizzando i lavori. Autostrade per l’Italia si dichiara parte lesa ma questo lavoro compete, appunto, ai magistrati.

Un dato è che sullo stesso tratto autostradale sono stati realizzati 11 lavori analoghi (sollevamento del cavalcavia e allungamento del cavalcavia sopra una carreggiata che viene allargata da due a tre corsie) con modalità simili, compreso il sollevamento del cavalcavia senza la chiusura al traffico dell’arteria sottostante. Anche la ditta subappaltatrice Delabech aveva già eseguito alcuni di questi lavori e veniva considerata da Aspi specializzata ed esperta.

Questi elementi creano, se possibile, uno sconcerto ancora maggiore perché qui non siamo - per capirci - nel caso di qualche mese fa quando crollò un ponte sulla rete Anas per mancanza di manutenzione. Aspi sottopone a procedure di verifica regolare tutti i cavalcavia che sorpassano la rete autostradale e non risulta che questo cavalcavia avesse problemi specifici. Ripetiamo: le responsabilità vanno colpite duramente tanto più se ci sono state omissioni o decisioni superficiali. Ma questo non basta. Quello che tutti ora devono evitare è che si crei una «sindrome» un po’ come quella che dieci anni fa riguardò il lancio di pietre dai ponti. Il confronto è improprio ma chi passa su una strada e su un’autostrada deve essere certo che viaggia sicuro. Anche oltre la sicurezza reale, bisogna evitare che si crei una insicurezza da rischio “percepito”. Questo tema va affrontato con razionalità non solo dalla società concessionaria ma anche dalle autorità di governo. Per le infrastrutture italiane non c’è solo bisogno di un grande piano di controlli costanti, di manutenzione regolare, di potenziamento, ma c’è più bisogno anche di una comunicazione costante sui lavori in corso e sullo stato delle opere, c’è bisogno di partecipazione dei cittadini, di possibilità di intervenire urgentemente dove vengono segnalate disfunzioni.

Da queste tragedia si può forse prendere spunto per tentare di affrontare un problema tutto italiano: il rapporto di diffidenza fra le infrastrutture e il cittadino rafforzando ed estendendo le pratiche migliori di informazione già in atto.

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