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Dalla Campania progetti per la lotta alla contraffazione

tutela dei marchi

Dalla Campania progetti per la lotta alla contraffazione

Inserire un “tutor o garante” italiano nelle aziende di extra comunitari sin dalla loro nascita; consentire l’uso del marchio “Made in Italy” solo per i prodotti realizzati in Italia da imprese regolari e tracciabili. Due proposte che puntano a proteggere i prodotti Made in Italy, sia in Italia che all'estero avanzate da Confindustria Campania e «Associazione Museo del vero e del falso». Se ne discute in occasione del convegno “Il Vero e il Falso. Scenari e proposte per combattere la contraffazione”, che si tiene nella Sala del Capitolo del Complesso Conventuale di San Domenico Maggiore di Napoli.

Gli imprenditori campani confermano e rafforzano la battaglia contro la contraffazione. Con al fianco Confindustria. Lisa Ferrarini, vicepresidente, per l’Europa di Confindustria ha conferma che «martedì al Tavolo con il ministro Carlo Calenda tutte le associazioni saranno unite nel sottoscrivere l’utilizzo su base volontaria dello Stellone della Repubblica Italiana per contrassegnare prodotti Made in Italy in area extra Ue».

Un impegno partito ormai da qualche anno. «Il sistema confindustriale campano parte da lontano – ha detto il presidente di Condindustria Campania Costanzo Jannotti Pecci – per demolire il luogo comune che la nostra sia la patria del falso». «Vogliamo combattere un fenomeno distorsivo – ha aggiunto Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione industriali di Napoli – che produce effetti negativi non solo sull’economia, ma, a esempio, anche sulla salute». All’incontro napoletano hanno partecipato tra gli altri anche Paolo Bastianello, presidente del gruppo tecnico Made in Confindustria, Serena Moretti di Sistema Moda Italia, Fausto Zuccarelli Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Napoli.

A dicembre 2015 è stata costituita l’Associazione del Museo del Vero e del Falso. Un’Associazione no profit con sede presso Confindustria Campania fondata da imprese locali e nazionali oltre ad Assocalzaturifici e Unione Nazionale Industria Conciaria; hanno inoltre manifestato interesse brand di livello internazionale come Gucci, Hermes, Valentino e Bottega Veneta.
L’Associazione ha istituito la Commissione Sistema Moda, coordinata da Luigi Giamundo, la quale ha posto tra i suoi obiettivi l’elaborazione di proposte per la tutela delle imprese del settore contro la concorrenza sleale. In questi anni dalla collaborazione tra la Commissione e le Istituzioni locali (Guardia di Finanza, Carabinieri, Agenzia delle Dogane, Prefettura, Inps, Ispettorato Regionale del lavoro) è nato il “Tavolo di monitoraggio del Settore Moda”. In Campania, grazie proprio a questa collaborazione, oggi è possibile utilizzare il laboratorio della Camera di commercio per analisi sulle caratteristiche delle materie prime dei prodotti oggetto di sequestro preventivo. Inoltre le imprese hanno fornito alla Dogana un aggiornato listino prezzi al fine di favorire controlli più stretti sulla merce venduta a prezzi troppo bassi.

L'Associazione del Museo del Vero e del Falso promuove una serie di eventi. Il primo è stato la mostra didattica “Con i Giocattoli nun s'pazzea” promossa in collaborazione con la Procura della Repubblica di Napoli presso il complesso di San Domenico Maggiore. Ha registrato 10mila visite in 4 mesi.

L'Italia, come è noto, è il Paese europeo che paga il prezzo più alto al mercato del falso con più di 7 miliardi all’anno di mancate vendite e circa 64 mila posti di lavoro bruciati. Questi numeri si riferiscono al solo circuito abbigliamento-calzature, cosmetici, articoli sportivi, borse, giocattoli e gioielleria. A scattare questa drammatica foto l'European Union Intellectual Property Office (Euipo) nel Rapporto Annuale (2016). Se a questi dati si somma anche la contraffazione alimentare, che in Italia vale da sola 1 miliardo (fonte Federalimentare), la falsa meccanica e la pirateria audio/video, si stima che i danni causati dal falso all’economia italiana si aggirino intorno agli 8 miliardi e impediscano la nascita di oltre 130mila nuovi posti di lavoro.


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