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Export made in Italy meglio anche di Germania e Francia

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Export made in Italy meglio anche di Germania e Francia

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In Europa è andata bene quasi ovunque, entusiasmarsi per i risultati dell’export italiano di gennaio sarebbe dunque fuori luogo. Ma lo scatto di oltre 13 punti per il made in Italy (superiore comunque alle performance di Germania e Francia) fornisce intanto una prima parziale rassicurazione sulle prospettive dell’intera economia. Che in presenza di una domanda interna ancora asfittica, con consumi a crescita ridotta e la scommessa degli investimenti 4.0 tutta da concretizzare, deve poter contare sul motore dell’export per confermare le già non esaltanti previsioni 2017.

Lo scatto del made in Italy è rassicurante non solo nelle dimensioni ma soprattutto per la sua composizione. Non vi è quasi un solo paese (idem per i settori) in cui l’export non faccia il “pieno”, un progresso tendenziale del 13,3% risultato di uno scatto deciso nell’area extra-Ue (+19,7%), a cui si aggiunge un robusto +9% in Europa. Una ripresa visibile, pur se in dimensioni minori (+0,5%), anche nel dato mensile e che si concretizza per le nostre imprese in 3,7 miliardi di vendite in più. Balzo da inquadrare all’interno di un mese “perfetto”, irrobustito da un calendario più favorevole (che vale per l’Istat 3,2 punti di crescita), da un confronto statistico con un gennaio 2016 non particolarmente brillante, da commesse una-tantum nei grandi mezzi di trasporto. Ma se l’entusiasmo è fuori luogo, almeno un poco di ottimismo pare lecito, con l’export a inanellare il terzo mese consecutivo in crescita, in progresso rilevante in quasi tutti i settori, in particolare nei punti di forza tradizionali del made in Italy, dall’alimentare alla meccanica.

Ad eccezione dei Paesi Bassi, in Europa si trovano solo segni più, con progressi in tutti i nostri maggiori mercati di sbocco, a partire da Germania (+9,6%), Francia (+7,1%), Regno Unito (+7,5%) e Spagna (+12,4%). Gli acquisti di Berlino (380 milioni aggiuntivi) premiano in particolare la nostra filiera meccanica, con crescite robuste per macchinari (+12%), metalli (+24%) e autovetture (+18%). Le vere sorprese sono però altrove, nei mercati extra-Ue, in particolare nelle aree che più avevano sofferto crisi politiche, economiche e svalutazioni, riducendo in modo massiccio i propri acquisti: Russia e Brasile in primis. Lo scatto di Mosca è del 39,4%, con una ripresa corale che lascia al palo soltanto i mobili, mentre il recupero di macchinari (+54%), tessile-abbigliamento (+37%) e alimentari (+69%) sembra infine indicare una ritrovata tonicità della domanda interna, sia dal lato delle famiglie che delle imprese. Se i maggiori acquisti della Russia valgono nel mese 126 milioni, star assoluta è però Washington, con uno scatto del 35,8% che vale quasi 800 milioni di export aggiuntivo per l’Italia. Le commesse nei grandi mezzi di trasporto hanno certamente un ruolo ma scorrendo i settori monitorati dall’Istat emerge in realtà negli acquisti degli Stati Uniti un progresso diffuso per famiglie e imprese: i mobili crescono ad esempio del 26%, i macchinari (dopo una lunga stasi) di 37 punti. Bene, a gennaio anche Cina, Giappone, e America Latina, con l’area peggiore, il Medio Oriente, a crescere comunque dell’+1,4%.

In termini settoriali il quadro è analogo, con progressi diffusi che coinvolgono tutte le filiere del made in Italy (solo il tessile-abbigliamento, pur positivo resta sottotono), dall’alimentare alla farmaceutica, dalla meccanica ai macchinari, dalla gomma-plastica alle auto (+27,7%). Dal lato degli acquisti le note non sono altrettanto liete, con importazioni (+15,5%) spinte verso l’alto soprattutto dal balzo dell’energia (+62,5%) provocato dalla risalita del greggio, che proprio a gennaio 2016 aveva toccato i minimi. Le importazioni di prodotti energetici lievitano nel mese di 1,8 miliardi vanificando il miglioramento nel saldo attivo strettamente manifatturiero e portando in rosso il saldo commerciale. Il bonus dell’energia low-cost si è dunque già ridotto, così come tra non molto saranno un ricordo i tassi di interesse “bonsai”. Cavarsela “comunque” sarà la sfida dei prossimi mesi e la tenuta dell’export, in questa prospettiva, è una doppia buona notizia.

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