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Robotica e telecomunicazioni i motori delle M&A globali

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Robotica e telecomunicazioni i motori delle M&A globali

Marka
Marka

Automazione industriale, telecomunicazioni, robotica: nel 2016 hanno costituito la fetta più importante delle fusioni e acquisizioni nel mondo. Le operazioni in questo settore hanno sfiorato i 700 miliardi di dollari. Non solo: in un anno di calo generalizzato delle M&A (-19% sul 2015, secondo i dati Mergermarket), il comparto tecnologico ha messo a segno una crescita delle operazioni del 3% rispetto all’anno precedente. Nemmeno le utilities e l’energia hanno saputo fare meglio: il bilancio globale delle fusioni di questo settore si è infatti chiuso con meno di 600 miliardi di dollari.

I dati arrivano dal report sulle M&A redatto ogni anno dallo studio legale Clifford Chance. La tecnologia è stata anche il terreno su cui si sono giocate le acquisizioni più grandi del 2016, una per tutte quella del gigante Time Warner da parte di At&T per 109 miliardi di dollari, mentre l’americana Qualcomm è sbarcata a Eindhoven e per 38 miliardi di dollari ha rilevato l’olandese Npx Semiconductors, in una delle più grandi acquisizioni mai avvenute nel mondo dei processori.

I SETTORI PIÙ GETTONATI DALL’ M&A MONDIALE
Aumento delle fusioni e delle acquisizioni nel mondo nel 2016. Valori in mld di dollari e andamento %. (Fonte: Clifford Chance)

Germania in testa
Tra i Paesi che hanno saputo capitalizzare al meglio lo sprint c’è senza dubbio la Germania, dove in generale le M&A nel 2016 sono cresciute del 27%, e in particolare le tecnologie hanno saputo dimostrare grande appeal.

La cinese Midea - che produce elettrodomestici, soprattutto lavatrici e condizionatori - ha acquistato il 94,55% di Kuka, specializzata in robot industriali, per circa 4,5 miliardi di euro. L’operazione Midea-Kuka, che è stata perfezionata soltanto lo scorso gennaio, è anche la più grande acquisizione mai fatta dai cinesi in terra tedesca.

Il ruolo della Cina
Proprio la Cina è la protagonista assoluta del 2016. Le operazioni all’estero delle imprese cinesi, statali e non, l’anno scorso sono valse 208 miliardi di dollari, ben il 114% in più del 2015. A differenza del passato, quando a guidare Pechino era la ricerca di commodities e di risorse naturali, il faro che guida le imprese cinesi all’estero ora è la ricerca di partner esperti nell’automazione industriale e nelle tecnologie più innovative. In perfetta coerenza con il piano “Made in China 2025”, che mira a trasformare il Paese in una potenza industriale avanzata.

In Germania i cinesi, nel 2016, hanno fatto shopping societario per 10,3 miliardi di dollari. Molte le operazioni a sfondo tecnologico: oltre a Kuka, c’è anche l’acquisizione per 925 milioni di euro da parte di ChemChina della KraussMaffei, che produce apparecchiature avanzate per il trattamento dei prodotti chimici, oppure l’acquisizione per 1,4 miliardi dello specialista in inceneritori Eew da parte della Beijing Enterprises.

In generale, la Germania è il Paese europeo in cui le M&A nel 2016 sono cresciute più di tutti, ma anche l’Italia ha pur sempre registrato la sua seconda miglior performance dal 2007 a questa parte.

LE AREE PIÙ ATTRAENTI
I capitali affluiti nel 2016. Dati in miliardi di dollari e variazione % sul 2015. (Fonte: Clifford Chance)

Le chance dell’Italia
Quali sono le opportunità affinchè l’automazione e le nuove tecnologie siano un driver delle acquisizioni anche nel nostro Paese, e non solo in Germania? «È indubbio che le M&A continueranno a orientarsi anche nel 2017 verso i settori a maggiore valore aggiunto - sostiene l’avvocato Carlo Galli, responsabile del dipartimento Tax dello studio Clifford Chance -. Non bisogna però dimenticare che, nella percezione delle imprese estere, a parità di tecnologia il marchio di un’azienda dell’automazione tedesca vale il 20% in più di quello di una italiana». Un deficit di immagine con cui il nostro Paese deve fare i conti e a cui «il nostro legislatore - aggiunge Galli - ha inteso rimediare grazie alle politiche per incentivare lo sviluppo dell’innovazione tecnologica d’impresa contenute nel Piano Industria 4.0».

Gli esperti di Clifford Chance raccontano un crescente interesse degli investitori esteri per le eccellenze italiane del comparto tecnologico, «ma le imprese straniere - sottolinea Galli - quando vengono nel nostro Paese lo fanno per cercare un’azienda in particolare di cui conoscono già l’esistenza, e non sondando il terreno in generale».

Il concetto di “innovazione made in Italy” in sé, insomma, non è ancora una leva forte.

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