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Il cinguettio dei «bot»: su Twitter il 15% degli account…

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Il cinguettio dei «bot»: su Twitter il 15% degli account è un software

Foto Reuters
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Ci sono i cosiddetti “bot” (software e quindi “robot”) benigni, che twittano su meteo o rispondono a esigenze di contact center da parte di aziende che hanno attività mass market. Ma ce ne sono anche altri che promuovono siti porno, che incitano all’odio, che aiutano il propagarsi di quelle fake news che dalle presidenziali americane in giù hanno iniziato a destare vero allarme: in Germania c’è una bozza di legge che prevede multe e sanzioni per i social network; in Italia se ne parla; Google è scesa in campo .

Ora, ci sono i risultati di uno studio della University of Southern California e della Indiana University a disegnare i contorni di un quadro sempre meno trascurabile. Secondo lo studio il 15% degli utenti di Twitter (circa 48 milioni) sono dei bot, persone non reali dunque. Nel 2014 Twitter aveva stimato che questi software creati per svolgere attività automatizzate sul web fossero fra il 5% e l’8,5% degli utenti attivi.

«Quello che preoccupa di più – ha spiegato all’Ansa Filippo Menczer, dell'Università dell'Indiana, uno degli autori della ricerca – è che possono distorcere la visione del mondo che abbiamo online, manipolando così l’opinione pubblica . Possono creare l'impressione che un’idea o una persona siano popolari quando non lo sono, o che ci sia una forte opposizione quando non c'è».

Va detto che Twitter di recente si è aggiornato in chiave sicurezza permettendo agli utenti di silenziare gli account “ovetto”, quelli cioè sprovvisti di foto che spesso sono riconducibili a bot. Dal canto loro i ricercatori dell due università americane hanno sostanzialmente passato al setaccio, grazie all'intelligenza artificiale, contenuto e tono dei tweet, amici e follower, tempistiche e modelli ciclici di attività. Ma alla fine sono gli stessi autori dello studio a far presente che il modello non è perfetto. E quindi i bot potrebbero essere anche di più.

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