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Teleperformance, taglio del lavoro interinale per ridurre i costi

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Teleperformance, taglio del lavoro interinale per ridurre i costi

Meno ricorso al lavoro interinale per contenere i costi e arginare così le perdite della società che viaggiano intorno ai 7-8 milioni di euro l’anno. Il call center della multinazionale francese Teleperformance, che a a Taranto ha la sua unità più grande con circa 1.600 diretti, prova a imboccare una nuova strada riorganizzando la forza lavoro. L’intervento consiste nel trasferire un centinaio di addetti dell'area staff, che si occupano di amministrazione e servizi, all’operativo e quindi alla produzione.

«Nessuna perdita di inquadramento, né di retribuzione» spiega la società. L’ad di Teleperformance Italia, Diego Pisa, ne ha già parlato al personale di Taranto in un incontro. Nella città pugliese avverrà gran parte del trasferimento: una novantina di unità su un centinaio a fronte dei circa 200 che costituiscono l'area staff. «A livello centrale Teleperformance – motiva l’azienda – ha sempre ritenuto eccessiva la presenza di 200 addetti di staff, tanto più in presenza di un andamento in perdita sin qui ripianato dall’azionista. Intervenire sull’organizzazione del lavoro e sul recupero di efficienza, è diventato adesso indilazionabile. Noi pensiamo di averlo fatto in modo non traumatico».

Avendo più personale all'operativo, il call center potrà gestire i picchi di commesse senza ricorrere al lavoro interinale e anche questo, quindi, contribuirà a ridurre i costi. Il riassetto dovrebbe partire in tempi brevi: il tempo necessario a definire la nuova organizzazione e ad effettuare la formazione di coloro che saranno trasferiti.

Ma i sindacati non ci stanno. Cisl e Uil di categoria hanno espresso un giudizio fortemente negativo nei confronti delle annunciate iniziative aziendali definendole «pericolose, inaccettabili e senza alcuna prospettiva di consolidamento». Per i sindacati, «l’azienda ha evidenziato, con particolare riferimento al sito tarantino, una situazione molto negativa e proposto dei rimedi che appaiono peggiori dei mali e non traguardano ad un reale consolidamento e rilancio dell'impresa. Le aziende si risanano attraverso processi virtuosi che prevedono, oltre a scelte oculate da parte del management, il contributo di tutti i lavoratori e le parti sociali».

Pollice verso anche da Cgil, Ugl e Usb: «Le soluzioni avanzate non sono risolutive delle problematiche di un settore molto fragile a cui servirebbero chiare e forti risposte politiche. Quella politica che troppo volte ha pensato di rimandare il problema dei call center invece di affrontarlo e risolverlo definitivamente».

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