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Al via la filiera del legno della Campania: accordo tra aziende per…

LABORATORIO IRPINIA

Al via la filiera del legno della Campania: accordo tra aziende per produrre lamellare di castagno

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Nasce, sebbene ancora in forma embrionale, la filiera del legno della Campania. È stato sottoscritto a Calitri, in provincia di Avellino, un accordo di collaborazione che costituisce il primo tassello del progetto Filiera Legno Campania, inserito anche nei programmi del Progetto Pilota “Alta Irpinia”. Tre le aziende coinvolte: la Rubner HolzBau Sud (gruppo Rubner), la IWT Iavarone Wood Technology (gruppo Iavarone) e la società agricolo-forestale “Il Pilaccio”. L’intesa è stata raggiunta con la collaborazione di Comune di Calitri, Confindustria Avellino e Federlegno Arredo.

Le aziende del gruppo Rubner e Iavarone hanno una tradizione storica nell’industria del legno e sono entrambe localizzate nell’area industriale di Calitri; l’azienda Il Pilaccio gestisce, tra l’altro, una superficie forestale di oltre 100 ettari di proprietà della famiglia Cembalo Sambiase.
Successivamente potranno aderire altre imprese. Scopo dell’iniziativa è migliorare la gestione dei boschi di castagno (la Campania e seconda regione italiana dopo il Piemonte) e migliorare l’uso dell’essenza producendo lamellare per fabbricare mobili, strutture per edilizia sia in Italia che all’estero, sul modello di Francia e Spagna.

La famiglia Iavarone ha costituito una società ad hoc, la Iwt, che ha la missione, in stretta collaborazione con le Facoltà di Agraria di Portici della Federico II e con quella di Ingegneria dell’Università del Salento, di fare ricerca e sviluppo per migliorare e certificare la produzione di lamellare di castagno. «Oggi in Italia questa essenza non è utilizzata – spiega Luigi Iavarone, amministratore della start up controllata dall’azienda di famiglia con 12 dipendenti e 25 milioni di fatturato – Sebbene vi siano estesi boschi siamo grandi importatori di legno. Stiamo lavorando anche al recupero di aree agricole abbandonate per impiantare piantagioni adatte all’industria biochimica, come cardo, ginestra, pioppo. Una seconda linea che crediamo possa avere grande sviluppo».

Gli obiettivi della neonata filiera sono dunque molteplici. In primo luogo migliorare la gestione della risorsa forestale autoctona in maniera sostenibile, sfruttare piantagioni autoctone, innovare, creare lavoro e occupazione, eventualmente assorbendo anche operai forestali oggi spesso “assistiti” dalle Regioni . «La mia famiglia – racconta Fabrizio Cembalo, agronomo e titolare dell’azienda agricolo forestale Il Pilaccio – da 200 anni gestisce boschi e oliveti. Oggi il valore del bosco e la sua produttività sono bassi per una serie di norme che ostacolano un buon utilizzo. Sono certo che la filiera e la sua predisposizione alla ricerca possano favorire redditività e rispetto dell’ambiente».

L’accordo prevede anche l’estensione della partecipazione ad altre realtà della filiera, in particolare ai proprietari privati, ma anche pubblici, di superfici forestali significative.

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