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L’anticipo fattura corre sul web

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FINTECH

L’anticipo fattura corre sul web

Qualche click, pochi giorni (in qualche caso poche ore) d’attesa, e i soldi arrivano. Potenza della digitalizzazione, che porta i benefici “4.0” anche nel mondo della finanza, permettendo ad esempio alle aziende di smobilizzare in modo diverso i propri crediti verso clienti. A cavalcare il trend sono per ora in Italia una manciata di operatori, alcuni in partenza proprio ora, che attraverso la creazione di marketplace dedicati offrono da un lato alle imprese un’alternativa rispetto al canale bancario e al factoring, dall’altro consentono agli investitori istituzionali di puntare direttamente sul credito a breve termine delle Pmi.

Un mercato di nicchia (una quarantina di addetti, che secondo le stime saliranno del 30% nel 2017), praticamente inesistente fino a pochi mesi fa ma che potrebbe transare quest’anno quasi 300 milioni di euro di fatture.

Gli operatori
Leader di mercato nell’invoice trading è la piattaforma Workinvoice, “veterana” operativa da fine 2014 e cresciuta in modo esponenziale, arrivando a scambiare crediti per oltre 50 milioni di euro.

Ancora una briciola rispetto alla massa dei pagamenti complessivi (87 miliardi per il solo anticipo fatture in Italia), così come nei confronti del colosso europeo Market Invoice (già oltre il miliardo di sterline), ma le prospettive di sviluppo paiono decisamente interessanti. «Ogni settimana trattiamo 1,3 milioni di euro di controvalore -spiega il Ceo di Workinvoice Matteo Tarroni - ma il target a breve è triplicare questo livello: la finanza per le Pmi è un mondo che si sta evolvendo con grande rapidità, basti pensare che quanto abbiamo transato lo scorso anno è pari a 10 volte il valore 2015».

La piattaforma, che punta a transare 100 milioni nel 2017, funge da intermediario tra l’azienda che cede il credito (indicando un valore minimo che rappresenta la base d'asta, e un prezzo “preferito”, che determina la chiusura dell'asta nel momento in cui un compratore offre quella cifra) e un pool di investitori che valutando ogni settimana il “materiale” disponibile (previa selezione di Workinvoice) si contende in asta le singole fatture. In pochi giorni l’azienda ottiene così il 90% del credito, la parte restante (al netto del tasso di sconto e dei costi di intermediazione) al momento del saldo effettivo da parte del cliente. Il sistema prevede meccanismi di controllo iniziali sull’impresa che cede il credito, così come sull’effettiva esistenza della transazione e sul rating del debitore e consente un “caricamento” delle fatture 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. I tassi mensili variano a seconda della qualità del debitore e si attestano in un range tra lo 0,4 e l’1,2%. «Valori comparabili ai costi bancari - spiega Tarroni - anche se parliamo di servizi diversi, perché in questo caso è possibile trattare anche una singola fattura, concedendo una grande flessibilità nella gestione dei picchi e delle carenze di liquidità».

Analogo il modello di business di Cashme, partita da pochi mesi, con 2,5 milioni di fatture già “transate” nei settori della meccanica e della logistica e target di crescita ambiziosi. «A regime vogliamo avere una decina di investitori istituzionali - spiega il fondatore Marcello Scalmati - ed entro fine anno puntiamo a 40 milioni di transato. I clienti? Da un lato ci sono le aziende che faticano ad accedere al credito tradizionale, dall’altro realtà in forte crescita che in banca sono “plafonate” e ci utilizzano come canale complementare».

Altro operatore di mercato è Credimi, che tuttavia opera direttamente come investitore (è il solo del comparto autorizzato da Bankitalia alla concessione di finanziamenti al pubblico), per cedere solo in un secondo tempo le fatture a fondi di investimento. La cessione della fattura in questo caso è pro solvendo (il cedente garantisce la solvibilità), con tempi di erogazione del denaro ridotti (in assenza dell’asta) a due giorni. «Ma se il cliente è già noto - spiega il fondatore Ignazio Rocco di Torrepadula - i fondi sul conto arrivano anche in 3-4 ore. Possiamo essere rapidi perché gestiamo tutto direttamente: dall’algoritmo di valutazione del rischio che “prezza” la fattura all’erogazione». L’attività di invoice trading (che si aggiunge a quella più consolidata del credito di filiera) è partita da poche settimane ma gli utenti unici del sito sono già 20mila, con cinque milioni di transato già effettuato e un target entro fine anno dieci volte superiore. «La risposta delle Pmi - prosegue l’imprenditore - è decisamente rilevante, sfatando l’idea di un mondo in ritardo sul canale digitale».

Operativa da fine novembre è anche Crowdcity, che sul proprio portale presenta anche un simulatore che consente alle imprese di conoscere il valore “scontato” della fattura ceduta (pro soluto) e agli investitori di calcolare il rendimento, al variare delle classi di rischio scelte. «Non si tratta di una procedura d’asta - spiega il fondatore Simone D’Angelo - ma di un mercato telematico, servizio rivolto ad intermediari finanziari per favorire gli investimenti verso le Pmi, modello di business che abbiamo testato insieme a Consob e Banca d’Italia ».

Il sistema, analizzando i dati, propone al cedente un range di prezzo per la fattura, all’interno del quale l’azienda si posiziona: dal momento dell’acquisto da parte di un investitore in tre giorni i fondi arrivano sul conto. «Finora abbiamo transato un milione di euro - aggiunge D’Angelo - ma prevediamo di arrivare a 11 a fine anno, probabilmente anche oltre attraverso una partnership in fase di negoziazione: gli addetti dovrebbero crescere da tre ad almeno 12».

Ai blocchi di partenza è anche Cashinvoice di Luca Scali, (consigliere delegato del polo tecnologico Hub21 di Ascoli Piceno), start-up con quattro addetti che a fine 2016 ha avviato i primi test dell’infrastruttura, una piattaforma di comparazione che oltre alle fatture si allarga ai servizi di finanziamento agevolato legati anche all’internazionalizzazione. «Per ora abbiamo effettuato poche operazioni - spiega Scali - ma certamente cresceremo: il target di fine anno è sfidante, vogliamo arrivare a 8-10 milioni di transato».

Problemi e opportunità
Il mercato potenziale dei credito commerciale è sterminato, stimato ogni anno in Italia in oltre 500 miliardi di euro, di cui 87 gestiti attraverso l’anticipo fattura, altri 57 con il factoring. A stimolare meccanismi di smobilizzazione è poi l’abitudine italiana di dilazionare i tempi di pagamento oltre la scadenza, pratica ridimensionata nel corso degli anni ma ancora ben presente, soprattutto tra le imprese di maggiore stazza: in Italia meno del 40% dei pagamenti tra imprese avviene a tempo debito, in Germania la percentuale è quasi doppia .

Altra spinta evidente è quella in arrivo dagli investitori, che attraverso questo strumento possono trovare impieghi alternativi con rendimenti interessanti (naturalmente in parallelo con la crescita del rischio), ben superiori rispetto a quanto garantito dagli strumenti tradizionali.

Uno degli ostacoli allo sviluppo dell’invoice trading è però la posizione del debitore rispetto alla cessione del credito, “switch” a titolo definitivo che può risultare non gradito per più motivi e spesso è escluso a priori nel contratto. In termini amministrativi può comportare un passaggio in più nella gestione del fornitore ma la resistenza maggiore è in realtà legata ai rapporti commerciali. La gestione del pagamento è infatti utilizzata spesso come leva critica nelle trattative (si pensi ad esempio alle aziende di distribuzione) e vedere il proprio debito passare ad altri in via definitiva (magari verso intermediari finanziari strutturati, capaci anche di “alzare la voce” più di una Pmi) fa perdere all’azienda uno strumento negoziale considerato importante. D’altro canto (e sul mercato ci sono segnalazioni in questo senso), alcune grandi aziende stanno facendo valutazioni diverse, puntando sull’invoice trading come canale alternativo e parallelo alla banca per sostenere la propria filiera di fornitura, che in qualche snodo critico potrebbe incorrere in problemi di liquidità, bloccando di fatto l’intero sistema.

Il trend è comunque di forte crescita e se le previsioni degli operatori saranno rispettate, la trentina di milioni transati lo scorso anno potrà lievitare nel 2017 di quasi dieci volte.

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