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Moda: l’unione fa la forza. Nasce associazione da 88 miliardi di…

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Moda: l’unione fa la forza. Nasce associazione da 88 miliardi di euro

Fino a ieri era un’entità virtuale, da oggi è reale: il settore tessile-moda-accessorio ha scelto di federarsi dando vita a Confindustria Moda, che rappresenterà oltre 67mila aziende delle diverse filiere per quasi 600mila addetti (senza contare l’indotto). Il fatturato complessivo, riferito al 2016 e che nel 2017 crescerà almeno del 2%, è di 88,4 miliardi, con un export di 54,7 miliardi, pari al 62% del totale.

«Abbiamo fatto un passo indietro per farne due avanti, prendendo la rincorsa. Parlo di Sistema moda Italia (Smi), che rappresenta la parte manifatturiera del tessile-moda, e di tutte le altre associazioni che hanno aderito al progetto: Aip (pellicce), Anfao (occhiali), Assocalzaturifici, Federorafi, Fiamp (pelletteria e accessori) e Unic (industria conciaria)», ha spiegato Claudio Marenzi, dal 2013 presidente di Smi e ora di Confindustria Moda.

Fin dall’inizio del suo mandato Marenzi ha voluto essere il direttore di un’orchestra che di fatto esisteva già (tutti i settori ora ufficialmente federati sono da sempre interconnessi e interdipendenti), ma non sempre suonava in armonia.

«Da qui alla fine dell’anno metteremo a punto i dettagli che mancano per rendere Confindustria Moda un punto di riferimento per tutte le aziende – ha aggiunto Cirillo Marcolin, presidente di Anfao e Fiamp e vicepresidente della nuova associazione –. Avremo una sede unica in una palazzina di corso Sempione, a Milano, che abbiamo acquistato e stiamo ristrutturando. Vorremmo che anche gli enti fieristici, il pezzo del puzzle che manca, si trasferissero da noi, per facilitare un’ulteriore integrazione. Offriremo servizi di consulenza legale, per l’internazionalizzazione e su molti altri temi».

LE PERFORMANCE ECONOMICHE DELLE DUE ASSOCIAZIONI
I dati n. aziende e dipendenti sono in migliaia. Valori in milioni di euro. (Fonte: FIAMP e SMI)

Per la nascita di Confindustria Moda, hanno ricordato Marenzi e Marcolin, è stato importante l’impegno di Carlo Calenda, che da viceministro dello Sviluppo economico, nel 2015, istituì il Comitato della moda, portando per la prima volta a un unico tavolo le associazioni ora federate. Un impegno raccolto dal sottosegretario al Mise Ivan Scalfarotto, che ieri ha ricordato l’impegno del suo ministero per sostenere il made in Italy e in particolare il sistema moda allargato. «Dal 2014 il Governo ha quintuplicato le risorse per l’internazionalizzazione, passate da 40 a 200 milioni. Solo per il sistema moda, quest’anno passiamo da 37 a 45 milioni. I risultati si vedono – ha sottolineato Scalfarotto, che nello scorso anno ha riunito il Comitato della moda una volta al mese –. Nel 2016, nonostante le incertezze geopolitiche globali, l’export italiano ha raggiunto un record storico». Il sottosegretario ha assicurato che «per il Governo la moda è importante. Non l’abbiamo mai considerata un settore effimero. Al contrario: ne abbiamo sempre visto la sostanza industriale, puntando a valorizzarla».

Del ruolo di volano economico per l’intero Paese ha parlato Vincenzo Boccia, invitando altri settori a seguire l’esempio del sistema moda: «Non c’è sviluppo senza manifattura. Per capirlo basterebbe studiare le passate rivoluzioni industriali, a cominciare dalla prima, di cui divenne leader l’Inghilterra, partendo tra l’altro proprio dal tessile – ha detto il presidente di Confindustria –. Gli spagnoli, all’epoca, avevano la ricchezza monetaria, ma furono gli inglesi ad attrarre risorse, perché la moneta non genera moneta, nemmeno se è d’oro».

Le basi da cui è nata Confindustria Moda e le sue potenzialità sono state spiegate da Marco Fortis, presidente della Fondazione Edison, che ha elaborato i dati dei vari comparti, con un’enfasi sulla vocazione all’export e alla leadership mondiale.

«Su un campione di 5.117 prodotti scambiati a livello globale, l’Italia ne ha 844 ai primi tre posti per saldo tra import ed export, per un totale di 161 miliardi di dollari di surplus. Nella moda, su un campione di 1.046 prodotti in cui è suddiviso il commercio internazionale del settore, 240 sono italiani e, anche in questo caso, sono sul podio per saldo commerciale con l’estero». Fortis ha ricordato che nessun altro Paese ha un patrimonio di filiere come quello dell’Italia. «Mancava una regia, che ora c’è. È un cambiamento culturale, prima che organizzativo. Speriamo che numerosi altri settori imbocchino la stessa strada».

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