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Da Google «Fact Check», etichetta contro le bufale online

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Da Google «Fact Check», etichetta contro le bufale online

Subito dopo Facebook, è il turno di Google. A stretto giro dall’annuncio della guida per gli utenti sulle “fake news” messa a punto da Facebook, non si è fatta attendere l’iniziativa di Mountain View. Da ottobre era presente in Usa e Uk per Google News. A partire da oggi l’etichetta Fact Check sarà disponibile in Google News e anche nel motore di ricerca, a livello globale e in tutte le lingue.

Quindi da ora in avanti, quando sarà effettuata una ricerca su Google, il risultato passato attraverso la verifica dei fatti di una o più affermazioni pubbliche, sarà accompagnato, nella visualizzazione negli “snippets”, da un’etichetta ad hoc, visibile e riconoscibile. In quel caso lo snippet mostrerà informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione.

Le verifiche non sono fatte da Google ma da media ed editori che per usufruire di questa etichetta devono utilizzare gli standard sviluppati da Schema.org, Duke University Reporters Lab e da Jigsaw, la sezione di Google che si occupa di soluzioni tecnologiche, fra cui l’etichetta contro insulti online e campagne d’odio. A proposito dell’etichetta Fact Check, la nota firmata da Justin Kosslyn, Product Manager di Jigsaw, e Cong Yu, ricercatore di Google Research, chiarisce che «queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro». Tuttavia «riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano»

A ogni modo, continua il blogpost di Google, «rendendo queste attività di fact-checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di altre organizzazioni e senza il sostegno della comunità di fact checking, che è cresciuta fino a includere più di 115 organizzazioni».

La lotta alle bufale si dota quindi di un nuovo strumento di difesa, tanto più importante se a imbracciarlo è un peso massimo come Google sia su Google News sia su Google Search. Del resto, dalle presidenziali americane in giù il fenomeno delle bufale, “fake news” o false news che dir si voglia, ha iniziato a destare un autentico allarme. Anche perché il flusso di denaro che va a dirigersi verso i siti che vivono di fake news non è da poco. Dall’altra parte però molti investitori hanno avviato iniziative per ritirare pubblicità dai siti legati in maniera sistematica alle fake news.

Accanto a questo ci sono le iniziative istituzionali. In Germania, solo per fare un esempio, è arrivato il primo sì alla proposta di legge che ora, se passerà la prova del Bundestarg, rappresenterà senz’altro un’escalation nella lotta alle bufale online, almeno quanto a severità del provvedimento. I social network come Facebook, Twitter o i siti come YouTube che non rimuovono velocemente link e pagine con contenuti penalmente rilevanti o notizie palesemente false, rischiano fino a 50 milioni di euro di multa; i responsabili dei siti fino a 5 milioni. Anche in Italia è stato presentato un Ddl bipartisan.

Oltre al versante istituzionale, anche gli stessi colossi della Silicon Valley si cono mossi, come dimostra il consorzio chiamato News Integrity Initiative: associazione no profit per la lotta alle fake news figurano Facebook, Mozilla, Wikipedia ma anche AppNexus, Betaworks, European Journalism Center, Unesco, fondazioni e diversi atenei di giornalismo europei con sede in Germania, Francia e Danimarca.

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