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L’incredibile storia del ponte che tiene in scacco un settore industriale

trasporti eccezionali (bloccati)

L’incredibile storia del ponte che tiene in scacco un settore industriale

Tutta colpa del ponte Molino, vietato dall’Anas al transito dei carichi eccezionali (superiori alle 88 tonnellate di peso). Un antico ponte con le arcate in pietra costruito ai primi del Novecento lungo la statale 12 “dell’Abetone e del Brennero”, a cavallo tra Lombardia e Veneto, tiene in scacco l’intera industria della caldareria, che rischia di perdere commesse per milioni di euro. E potrebbe causare un incidente diplomatico tra gli Emirati Arabi e l’Italia, per i forti ritardi nella consegna da parte di una grande impresa italiana del settore, la Bono Energia di Peschiera Borromeo (Milano), di un gigantesco macchinario alla compagnia petrolifera locale Petrofac.

MAPPA/ IL TRAGITTO VERSO IL MAR ADRIATICO E IL PONTE SOTTO ACCUSA

Dopo il crollo del ponte di Annone, verificatosi a ottobre scorso in provincia di Lecco, per i trasporti eccezionali è sempre più difficile viaggiare sulle strade italiane. La complessità dei permessi, il rimpallo delle responsabilità, l’assenza di una direttiva a livello nazionale, sta causando la paralisi delle spedizioni, modificando in profondità la mappa dei trasporti in Italia. Con pesanti ripercussioni sull’intero sistema economico del Paese.

Il ponte Molino sul fiume Tartaro, all’apparenza secondario, in realtà è importantissimo perché consente a tutte le imprese della caldareria del Nord-Ovest di raggiungere Porto Marghera e spedire via nave questi giganteschi manufatti destinati all’industria chimica e petrolifera di tutto il mondo. Porto Marghera è un approdo obbligato per le imprese della caldareria perché il solo dotato delle gru necessarie a sollevare questi enormi impianti, che pesano circa 170-180 tonnellate ciascuno. «Il problema è gravissimo» spiega Bruno Fierro, presidente dell’associazione costruttori caldareria (Ucc) aderente ad Anima (Confindustria). «L’altro ieri – dice Fierro - abbiamo inviato una lettera urgente al ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e al presidente dell’Anas Gianni Armani, denunciando i danni incalcolabili che stanno subendo le nostre imprese per il perdurare delle mancate autorizzazioni ai trasporti eccezionali».

A gennaio, proprio la Bono Energia ha ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dell’Ambasciata italiana negli Emirati Arabi che riportava le lamentele del ministero degli Esteri di Abu Dabi per i ritardi nella consegna di un impianto alla compagnia petrolifera del Paese. Una commessa da circa cinque milioni di euro. «A fine febbraio 2017 – racconta Fierro – dopo una girandola di incontri tra enti gestori della viabilità e le realtà coinvolte da questo problema, la situazione appariva in rapida soluzione. Ne è un esempio l’ordinanza dell’Anas che, a seguito di una speciale prova di carico, riapriva al transito dei trasporti eccezionali sulla strada statale 12 e in particolare sul ponte Molino». Ma poi la situazione si è inaspettatamente capovolta. A marzo una successiva ordinanza dell’Anas, che sostituisce la precedente, di fatto ripristina il divieto ai transiti con trasporti eccezionali sopra le 88 tonnellate sul medesimo ponte della statale 12. «Questa situazione – continua Fierro – oltre a creare un clima di confusione, mette in crisi gli operatori industriali che si trovano nell’impossibilità di poter spedire trasporti eccezionali oltre le 88 tonnellate».

Altra situazione che sta generando nuove e ulteriori difficoltà alle spedizioni riguarda alcuni sovrappassi dell’autostrada A22 di competenza Autostrada del Brennero, sempre sul percorso in direzione di Porto Marghera. «In questo momento – prosegue Fierro – anche l’Autobrennero sta negando le autorizzazioni sui sovrappassi di sua competenza per i tutti i transiti superiori ai 170mila/175mila kg. di massa globale». Dal punto di vista tecnico non sono possibili soluzioni alternative per ridurre pesi e dimensioni di tali manufatti, né ora né in futuro. Porto Marghera resta l’unico porto al quale è possibile accedere con trasporti di questo genere. E non ci sono alternative neppure alla strada. «La sola alternativa – osserva Fierro – potrebbe essere rappresentata dal fiume Po, ma non è percorribile, perché oggi il Po è in secca e quindi non è navigabile. Inoltre la via fluviale è molto costosa: un trasporto su strada costa circa 50mila euro, mentre una spedizione via fiume raggiunge i 150mila euro».

Le imprese puntano il dito contro l'immobilismo di funzionari e dirigenti pubblici, che non si vogliano assumere le responsabilità di concedere le autorizzazioni per poi doverne rispondere al verificarsi di problemi, come i crolli, durante i trasporti. «Ecco perché – dice Fierro – invochiamo l’intervento diretto del governo: è in gioco l’immagine dell’Italia all’estero e la sua capacità di esportazione». L'emergenza si sta estendo a macchia d'olio e un numero crescente di imprese (tra cui Pensotti del gruppo Sices, Franco Tosi, Ansaldo Caldaie) lamentano problemi legati alle mancate autorizzazioni ai trasporti eccezionali.

«Ora si parla di fusione Anas-Fs, un progetto – commenta Fierro – che mi lascia perplesso e preoccupato. Temo che andremo incontro a un periodo di ulteriore indecisione e immobilismo. Mi chiedo: chi risarcirà le imprese dei danni subiti, chi risponderà se le società danneggiate decidessero di fare causa?».

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