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Lavoro alla domenica? Per i freelance non è un tabù. Ecco…

flessibilità pro e contro

Lavoro alla domenica? Per i freelance non è un tabù. Ecco perché

Svegliarsi la domenica, controllare l'agenda e andare a lavoro. In casa, o negli spazi di co-working che creano “uffici sostitutivi” per gli oltre 3,6 milioni di freelance registrati in Italia. Le polemiche sull'apertura dell'outlet di Serravalle Scrivia (Alessandria) nel giorno di Pasqua hanno riacceso il dibattito sul lavoro nei giorni festivi. Ma nel mondo dei professionisti «autonomi e senza dipendenti», come li classifica l'Eurostat, il confine tra settimana e week-end è tutt'altro che chiaro: si lavora al sabato e alla domenica come si può riposare al lunedì, a seconda delle scadenze e della possibilità di fissare paletti con i propri committenti. «Generalizzare è sbagliato, ma diciamo che tra i freelance c'è un rapporto più “fluido” tra vita lavorativa e vita privata. Quindi lavorare alla domenica non è un tabù» spiega al Sole 24 Ore Chiara Faini, responsabile di sviluppo della cooperativa di freelance Smart.

Scelta od obbligo? Entrambi
Se è già difficile inquadrare la categoria dei lavoratori indipendenti, lo è ancora di più stabilire un monte orario settimanale o mensile. Eppure non è un mistero che i freelance siano abituati a inviare email, rispondere a telefonate o rendersi disponibili per scadenze anche nel vivo del fine settimane, durante i “giorni di riposo” che fanno calare la serranda ai negozi e chiudere gli uffici. La prassi può essere più scontata nei mondi di arte e spettacolo, dove è abituale organizzare eventi nel week-end e soprattutto in fascia serale. Già meno se si lavora per conto di aziende in vesti come designer o consulenti informatici, per dire due delle categorie rappresentate all'interno del freelancing italiano e internazionale.

Un conto è essere disponibili dal lunedì al venerdì, un conto è dover prestare servizio sette giorni su sette. «È il vantaggio e lo svantaggio di essere freelance – dice Faini – Il vantaggio è che non sei subordinato e hai autonomia. Lo svantaggio è che sei comunque inserito in un mercato con le sue tempistiche, con il rischio di diventare reperibile 24 ore su 24».

Il network di professionisti e artisti aggregati da Smart, la cooperativa dove lavora Faini, genera un fatturato annuo di oltre 100 milioni di euro in tutta Europa (quasi un milione solo in Italia). Un insieme di redditi che dà l'idea della dimensione economica del lavoro indipendente, svolto per lo più a favore di imprese tradizionali. Senza però le tutele, e gli orari, di un dipendente: «Però bisogna imparare a proteggersi dagli eccessi di lavoro – dice Faini – Molti dei soci di Smart, prima di iscriversi, erano soliti siglare rapporti solo informali e telefonici con i propri committenti. Cosa che li metteva sotto scacco perché dovevano lavorare senza garanzie scritte».

Disconnessione? Meglio la certezza dei pagamenti
Sì, ma quali tutele? La Francia ha fatto scuola con il diritto di disconnessione, lo stop a sms ed email fuori dagli orari di lavoro trasformato in norma di legge dalla Loi travail (la riforma del mercato del lavoro) entrata in vigore a gennaio 2017. Ma si parla comunque di regole pensate per i dipendenti, non per chi lavora in autonomia ed accetta, o è costretto ad accettare, anche conseguenze come l'impegno full-time di venerdì sera, sabato e domenica.

“Bisogna imparare a proteggersi dagli eccessi di lavoro. Molti soci di Smart, prima di iscriversi, erano soliti siglare rapporti solo informali e telefonici con i propri committenti. Cosa che li metteva sotto scacco perché dovevano lavorare senza garanzie scritte”

Chiara Faini, responsabile di sviluppo della cooperativa di freelance Smart 

Nel dettaglio dei freelance, Faini indica altre priorità: in primis la certezza su tempi ed entità dei pagamenti, una delle incognite che incidono di più sulla sostenibilità economica dell'attività da freelance. Anche in paesi come il Regno Unito, dove lo status delle categoria è più strutturato, i lavoratori indipendenti accumulano una media di oltre 5.400 sterline di pagamenti fuori tempo massimo.

In Italia si sono fatti dei passi avanti con il via libera della Camera al cosiddetto Jobs Act degli autonomi, che ad esempio respinge come «abusive» le clausole dove si concordano termini superiori ai 60 giorni per saldare una fattura. Ma la strada è ancora lunga: «Questioni come il “diritto alla disconnessione” sono importanti, ma un po' obsolete – dice Faini – Avremmo bisogno di tutele basate sulla situazione concreta, a partire dalla tempistica dei pagamenti. Anche se si lavora alla domenica o si riceve una telefonata dopo le 19».

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