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L’Internet of Things cresce anche in Italia: nel 2016 vale 2,8…

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L’Internet of Things cresce anche in Italia: nel 2016 vale 2,8 miliardi

A spingere la crescita nel 2016 è stata certamente la normativa relativa allo «Smart Metering gas», che ha imposto alle utility di installare e rendere operaitvi entro il 2018 almeno 11 milioni di contatori intelligenti. Si spiega così il balzo del 40% registrato l’anno scorso, rispetto al 2015, del mercato dell’«Internet of Things» (IoT) in Italia, che ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro, con un tasso di crescita seuperiore anche alla media europea.

Tuttavia, come rileva l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano presentato questa mattina, anche senza questa importante voce (che vale 950 milioni di euro, il 90% in più del 2015) l’IoT sembra in Italia dare finalmente «importanti segni di maturità», come spiega il direttore dell’Osservatorio, Angela Tumino. Anche al netto dello «Smart Metering», il mercato è infatti cresciuto nel nostro Paese del 20%, grazie a un incremento delle proposte e delle applicazioni nei segmenti delle «Smart Car» (+15%, a 550 milioni), degli «Smart Building» (+18%, a quota 510 milioni) e delle soluzioni di «Smart Logistics».

Il settore in cui si registrano ancora ritardi e incertezze, rileva l’osservatorio, è quello delle «Smart City», con poche eccezioni (ad esempio il trasporto pubblico): il 51% dei Comuni italiani medio-grandi ha infatti avviato progetti di IoT, ma i risultati sono modesti o ancora in via sperimentale. «La Smart City in Italia è ancora in cerca d’autore: sono tante le sperimentazioni avviate, ma rimangono poco integrate tra loro e in molti casi senza una chiara strategia di sviluppo del territorio», spiega Giulio Salvadori, ricercatore dell’Osservatorio.

Il nodo principale è la mancanza di risorse economiche finanziarie, ma ci sono anche limiti di natura gestionale e manageriale, dalla mancanza di competenze adeguate all’incertezza e confusione nei modelli di governance. «Per superare questa situazione – aggiunge Salvadori – è fondamentale formulare una strategia nazionale condivisa».

Anche sul fronte dell’«Industrial IoT» l’Italia è ancora «ai nastri di partenza», commenta Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio. Tuttavia, le aspettative di miglioramento per il 2017 sono buone, grazie soprattutto al programma di incentivi previsti all’interno del Piano nazionale Industria 4.0 per i prossimi quattro anni, che prevede sgravi fiscali per le aziende che investono in innovazione, ricerca e sviluppo.

Il quadro delineato dall’Osservatorio è dunque positivo. Ma non basta: «È arrivato il momento di andare oltre il livello attuale di connessione degli oggetti per spostare l’attenzione verso i servizi – dice infatti Angela Tumino –. Ad esempio, l’auto connessa abiliterà nuovi servizi per la sicurezza, la manutenzione, la navigazione, il risparmio energetico, la mobilità condivisa. I dispositivi della Smart Home consentiranno di monitorare i consumi energetici per ridurre sprechi o indicare tentativi di infrazione. In fabbrica il monitoraggio degli impianti produttivi consentirà logiche di manutenzione predittiva e addirittura il pagamento dei macchinari in base all’effettivo utilizzo. Nella Smart City i dati raccolti potrebbero far sviluppare sistemi operativi per governare meglio il territorio e mettere a punto servizi di valore per la comunità».

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