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Il cantiere Tap torna nel mirino: lanci di pietre e barricate in strada

dopo la sentenza del tar lazio

Il cantiere Tap torna nel mirino: lanci di pietre e barricate in strada

Il cantiere del gasdotto Tap, a Melendugno, nel Salento, torna nel mirino. Ieri il Tar del Lazio ha depositato la sentenza con la quale ha respinto il ricorso della Regione Puglia e dichiarato la regolarità dell'espianto temporaneo degli ulivi nella zona del microtunnel e la scorsa notte c'è stato un nuovo raid dopo quelli delle scorse settimane. È la stessa società impegnata nell'investimento a segnalare stamattina che «durante la notte sono ripresi i lanci di pietre contro le guardie giurate che presidiano il cantiere Tap a San Basilio di Melendugno. Sono stati divelti altri pannelli della recinzione ed erette barricate lungo le strade di accesso. La zona è al momento raggiungibile solo a piedi». Non si è fatta attendere, dunque, la reazione dei No Tap alla sentenza del Tar.

Va detto a tal proposito che già l'altro ieri, giorno dell'udienza davanti ai giudici amministrativi, il fronte contrario all'opera si era allertato sui social dando appuntamento per l'indomani per una nuova mobilitazione davanti al cantiere. Ieri sera Tap ha annunciato che, pur in presenza di una sentenza favorevole all'opera, i lavori (resta da completare l'espianto di pochi ulivi sui 211 iniziali, in gran parte già rimossi e trasferiti altrove) non riprenderanno oggi ma saranno necessari alcuni giorni per definire un nuovo cronoprogramma.

Intanto le pratiche agronomiche fissano entro fine aprile il termine ultimo entro il quale quest'operazione può essere fatta, dopodichè bisognerà attendere a novembre. Evidente, però, che alla luce di quanto avvenuto la notte scorsa e che probabilmente rappresenta il primo segnale di un'opposizione pronta a mobilitarsi di nuovo, la prosecuzione dei lavori sia, a questo punto, anche un problema di ordine pubblico. D'altra parte nelle scorse settimane l'espianto e il trasporto degli ulivi è avvenuto solo per la presenza di un massiccio dispiegamento di forze di polizia.

Non sono tuttavia mancati lanci di pietre, atti vandalici e blocchi stradali, il tutto in un clima molto teso dove lo scontro tra manifestanti - tra cui molti sindaci del Salento - e forze di polizia si è più volte sfiorato. Per costruire le barricate sono stati anche distrutti i muretti a secco, fatti di pietre, che sono un elemento tipico e protetto della campagna pugliese, poi fortunatamente ricostruiti. Nella protesta, infatti, si sono infiltrate frange violente e radicali, in Salento sono arrivati anche i No Tav, e alla fine il movimento No Tap e i sindaci hanno preso le distanze da quest'ala.

Ora, però, la situazione torna a farsi critica. E il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, nettamente contrario all'approdo del gasdotto a Melendugno, benchè autorizzato e validato dalla Valutazione di impatto ambientale come il migliore possibile, rilancia l'opposizione. «Andremo avanti - dichiara Emiliano - perchè crediamo fermamente che sia ingiusto che Tap approdi in una spiaggia tra le più belle d'Europa e che si debbano costruire chilometri di gasdotto sotto il maggiore giardino di ulivi d'Italia. Continueremo a porre il problema in tutte le sedi, a partire dalla Corte Costituzionale dove pende il giudizio sulla partecipazione della Regione Puglia all'iter decisionale». «Siamo convinti - conclude Emiliano - che il tema dell'idoneità tecnica dell'approdo a San Foca non sia derubricabile a un semplice vezzo degli ambientalisti, ma che sia una delle questioni fondanti del rapporto tra sviluppo e identità di un territorio, come quello salentino, che non può essere appaltato a decisioni che vengono da lontano».

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