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Allarme porti turistici: il 40% ha problemi finanziari

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Allarme porti turistici: il 40% ha problemi finanziari

Campanello d’allarme per i porti turistici italiani: il 40% ha registrato difficoltà finanziarie e la crescita del giro d’affari nel 2017, ancorché verificatasi, risulta essere la metà di quella attesa. A sottolineare una situazione tutt’altro che tranquillizzante è Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, compagine che raggruppa gli scali dedicati al diporto.

Nonostante il fatturato della nautica italiana nel 2016 abbia segnato una crescita del 13% e le previsioni, divulgate da Ucina Confindustria nautica, mostrino per il 2017 un ulteriore possibile aumento, compreso tra il 5 e il 10%, il quadro dipinto dal numero uno dell’associazione dei porti non è particolarmente ottimistico.

«Si percepisce – afferma Perocchio – una ripresa del giro d’affari degli scali turistici che ha avuto una certa continuità negli ultimi anni: +3% nel 2015, +5% nel 2016 e c’è un recupero anche nel 2017. Tuttavia la nostra aspettativa per l’anno in corso era decisamente migliore. Attendevamo un +10% e invece siamo fermi a +5%. Tanto più che gli incrementi evidenziati non arrivano a compensare il -35% registrato tra 2011 e 2012». Cioè il periodo in cui il Governo Monti introdusse la tassa di possesso per le barche.

Un provvedimento che ha causato la fuga all’estero di circa 40mila unità da diporto, un abbattimento delle tariffe e un mancato introito (secondo i calcoli di Ucina e Assomarinas) di 800 milioni, a fronte dei 15 milioni incassati.

Inoltre, prosegue Perocchio, negli ultimi anni «il 40% dei porti turistici italiani ha avuto difficoltà finanziarie legate anche al contenzioso sui canoni demaniali» e alcuni scali sono addirittura arrivati al concordato fallimentare. Una questione nata con la Finanziaria per il 2007, che è arrivata a quintuplicare i canoni delle grandi strutture portuali destinate alla nautica da diporto. In 10 anni si sono susseguiti battaglie legali e ricorsi, fino al gennaio scorso. Quando la Corte costituzionale ha escluso l’applicabilità indifferenziata dei canoni commisurati ai valori di mercato a tutte le concessioni dei porti turistici rilasciate prima dell’entrata in vigore della disposizione esamnata, e ha rinviato la decisione finale al Consiglio di Stato e ai Tar investiti dalle controversie, delineando, al contempo, la regola alla quale dovranno attenersi.

Questo però, rileva Perocchio ha fatto passare altro tempo. Infatti, dice, «i contenuti della sentenza della Corte costituzionale saranno evidenti solo in autunno quando avranno fatto il passaggio al Consiglio di Stato».

Nel frattempo il settore è in balia di un mercato dove il diportista «è stato scottato dalla predita di valore delle imbarcazioni. La speranza è che il Salone nautico di Genova possa fare da driver per le vendite di nuove barche».

Senza contare che proprio «nel periodo di maggior crisi della nautica – ricorda il presidente di Assomarinas – sono arrivati a compimento 20.800 posti barca che erano in costruzione, pari a 40 porti turistici. Acausa di vecchi progetti rallentati, inoltre, abbiamo altri 20mila posti barca in via di completamento». Troppi, insomma, per un mercato in cui «a fronte di 300 contratti di leasing nautico in tutta Italia, non c’è ricambio delle barche obsolete. Per avere un ricambio tale da coprire la programmazione dei porti turistici occorrerà aspettare almeno un quinquennio».

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