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Scontro tra Grimaldi e Onorato sugli sgravi fiscali per gli armatori

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Scontro tra Grimaldi e Onorato sugli sgravi fiscali per gli armatori

È scontro fra il presidente di Confitarma, Manuel Grimaldi, e l’armatore Vincenzo Onorato, alla guida di Moby e Tirrenia, in merito alla legge 30/1998, che regola i benefici fiscali per gli armatori con navi che battono bandiera nazionale.

Ad aprire la polemica è stato Onorato con una lettera aperta pubblicata a pagamento sui giornali l’1 maggio scorso. In quell’occasione il patron di Moby ha spiegato che occorre «riscrivere la 30/98 indicando chiaramente che le compagnie italiane aventi diritto» a esenzione fiscale e sgravi contributivi Inps e Irpef per i marittimi «sono solo quelle che hanno la tabella di sicurezza (il numero minimo di marittimi con le relative qualifiche, legalmente stabilito per governare la nave) composta soltanto da marittimi italiani o comunitari».

Secondo Onorato, infatti, si deve ovviare al fatto che oggi gli armatori italiani, grazie ad accordi stipulati con i sindacati, possono imbarcare un largo numero marittimi extracomunitari, a stipendi inferiori a quelli degli italiani, continuando a usufruire di sgravi che erano stati pensati, invece, «per salvaguardare l’occupazione dei nostri marittimi».

Grimaldi, però, replica che «le affermazioni di Onorato sono demagogiche» con il fine «di perseguire vantaggi personali», e afferma che, se si ottemperasse alle sue richieste, non si avrebbe una maggiore occupazione «ma, al contrario, disoccupazione».

Infatti, precisa Grimaldi in una comunicazione ufficiale di Confitarma, «una tale rigidità, unica in Europa e nel mondo, costringerebbe gli armatori italiani a cambiare bandiera per poter competere con quelle che operano secondo regole più flessibili. È noto che, grazie alla flessibilità del Registro internazionale, dal 1998 la flotta è aumentata da 7,8 a 16,5 milioni di tonnellate di stazza con il conseguente aumento dell’occupazione totale da 30mila a 60mila marittimi di cui oltre il 60% italiani/comunitari».

Il leader di Confitarma sottolinean poi che «l’imbarco di marittimi extra-comunitari non comporta oneri a carico dello Stato mentre, nell’ipotesi di equipaggi solo italiani/comunitari, assolutamente inverosimile, l’onere a carico dello Stato non diminuirebbe ma aumenterebbe di oltre 350 milioni di euro l’anno».

Grimaldi chiarisce, poi, che «20 anni di accorta politica marittima nazionale, condivisa tra organizzazioni sindacali, amministrazione e armamento, in linea con le indicazioni dell'Ue, non possono essere messi a rischio da affermazioni pretestuose basate su mere frasi ad effetto e prive di qualsiasi seria analisi».

Nelle ultime ore è giunta anche la controreplica di Onorato, il quale nega di inseguire vantaggi personali ma dice di voler «prendersi cura della piaga della disoccupazione dei marittimi italiani». Afferma poi che 30/98 «costa allo Stato, incluso anche il mancato gettito fiscale, oltre un miliardo di euro l’anno».

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