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Appello dall’aeroporto di Rimini: «Nessun piano di sviluppo se …

TRASPORTO AEREO

Appello dall’aeroporto di Rimini: «Nessun piano di sviluppo se restiamo soli»

Chiusi i primi due anni da “start-up” e avendo dimostrato al mercato aeroportuale la capacità di gestire con profitto lo scalo di Rimini, pur senza alcun supporto esterno e avanzando a marcia ridotta, AiRiminum si prepara ora alla fase di sviluppo. E chiama a raccolta il territorio: operatori turistici, competitor aeroportuali, amministrazioni, non solo della Romagna ma di tutta la piattaforma che dal Centro Italia arriva all’Adriatico, tra Toscana Orientale, Umbria, Marche. «Un bacino di 3,7 milioni di abitanti che riesce a intercettare appena il 4% dei flussi turistici che arrivano da Germania, Russia e Cina, parliamo di 14 milioni di arrivi annui in Italia verso i quali non siamo assolutamente attrattivi. Sono invece tre Paesi target ad altissimo potenziale per la nostra infrastruttura», spiega Leonardo Corbucci, amministratore delegato di AirRiminum, primo gestore privato in Italia che si è aggiudicato con bando di gara europeo uno scalo fallito, nel 2015.

AiRiminum ieri ha organizzato al Palacongressi di Rimini il “First Adriatic Travel Forum” per lanciare un messaggio chiaro agli stakeholder pubblici e privati: o il territorio fa quadrato attorno alla società o non ci può essere sviluppo turistico legato all’aeroporto. «È una chiamata alla corresponsabilità proattiva rispetto al nostro coraggioso progetto di rilanciare uno scalo chiuso. Dal canto nostro abbiamo dimostrato di saper fare il mestiere: in due anni certo non facili abbiamo chiuso con un utile netto record di 1,1 milioni a fronte di meno di 300mila passeggeri. Ora per progettare la fase di sviluppo e guardare ai 30 anni di concessione Enac abbiamo bisogno di partner seri che investano con noi per offrire un prodotto e un progetto turistico integrato e condiviso e un’adeguata promozione, in logica di area vasta», rimarca la presidente Laura Fincato.

Una chiamata alle armi che abbraccia gli aeroporti di Ancona e Perugia (con Rimini, i tre scali sommano appena 900mila passeggeri), per coordinare strategie di incoming e outcoming muovendosi come piattaforma unica, guardando innanzitutto ai grandi hub europei come Francoforte, Parigi, Londra per collegarsi al mondo e puntando a intercettare la massa enorme di turisti cinesi (saliti in vetta ai traffici aerei mondiali) e ai russi, da sempre primo target della costa romagnola. Paletti che sono un primo assaggio del piano industriale che sarà presentato in autunno, affidato a Fraport AG, il più grande player aeroportuale europeo che controlla Francoforte e gestisce altri 30 scali in giro per il mondo con 2,5 miliardi di euro di fatturato. Il modello che propone il vicepresidente di Fraport, Michael Kunz, è quello di Varna, in Bulgaria, piccolo scalo turistico che nel giro di sei anni ha quasi raddoppiato i passeggeri (1,7 milioni lo scorso anno), avendo messo a sistema l’offerta turistica della costa dorata sul Mar Nero. «A Varna lavoriamo in stretta sinergia con tutti gli operatori del turismo, con hotel, agenzie di viaggi. Oggi i turisti internazionali viaggiano via aria non via ferro o gomma, logistica secondaria di supporto. Il valore anche di un piccolo scalo lo dice il fatto che un milione di passeggeri aerei genera mille posti di lavoro dentro l’aeroporto e altri 3mila nell’indotto», rimarca Kunz.

«Il 2 giugno sarò a San Pietroburgo per firmare un accordo quinquennale con il ministero del Turismo russo e la locale società aeroportuale, che fa volare ogni anno 13,3 milioni di passeggeri», annuncia Corbucci. Precisando che già nei primi mesi di quest’anno AiRiminum è passata dai 21 euro di ricavo a passeggero 2016 a 31 euro, ma tolti costi operativi, oneri e ammortamenti non restano certo i 41 euro che chiedono Ryanair e altre compagnie low fare per volare su scali minori e che Regioni Puglia, Calabria, Abruzzo pagano (e che la stessa Aeradria pagava per generare traffici, quando era in mani pubbliche, prima di fallire). «Non tocca a una società privata, che gestisce un’infrastruttura pubblica ma non incassa un euro di contributi pubblici, sborsare incentivi di co-marketing per portare flussi turistici e di business sul territorio», fa notare l’ad.

«Il turismo è un bene relazionale che si basa sul territorio – spiega Alessia Mariotti, direttrice del Centro studi avanzati sul turismo dell’Università di Bologna – e la parola territorio significa “terra da tutelare”, in quanto lembo di terra che consente la sopravvivenza di chi ci abita. Il turismo non esiste senza relazioni nel territorio. Il turismo è però anche un’industria e come tale ha bisogno di investimenti, ricerca e innovazione». E Alessio Quaranta, dg di Enac, annuncia che è stato appena firmato l’accordo aggiuntivo che potenzierà la collaborazione con AiRiminum, oggi nella non invidiabile posizione di laboratorio anche per Enac, in quanto prima società assegnataria di uno scalo con gara europea. «Rimini ha la dotazione infrastrutturale e tecnica e la posizione geografica per ambire a raggiungere e superare quota 1,7 milioni di passeggeri, obiettivo della concessione. Non dimentichiamo - conclude Quaranta - che si prevede un raddoppio del traffico aereo da qui a 25 anni e già oggi viaggiano in Italia 146 mln passeggeri. E che dal 2004 al 2012 tra Rimini e Forlì (altro scalo romagnolo fallito e ancora chiuso, ndr) già volavano in Romagna ogni anno 1,2 milioni di persone».

Corbucci chiude il primo Forum adriatico («ma siamo già al lavoro sulla seconda edizione 2018», precisa) ricordando il caso di Bergamo, che dal 2002 - data del primo volo Ryanair - a oggi è arrivato a 11,2 milioni di passeggeri in un’area di 150 km dove ha la concorrenza di tre scali da 32 milioni di posti, tra Malpensa, Linate e Verona. L’aeroporto internazionale Miramare di Rimini e San Marino (con una pista più lunga di Orio al Serio) nel raggio di 150 km ha Ancona, Perugia e Bologna che assieme fanno 8,5 milioni di passeggeri. Ha potenzialità cargo da sviluppare, oltre al turismo, e tutto il business congressuale.

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