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Sui diritti Champions strada in salita per le telco

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Sui diritti Champions strada in salita per le telco

Doppia fascia oraria e nessun pacchetto specifico per il digital. La gara per i diritti tv in Italia di Champions League e Europa League nel 2018-21 entra nel vivo. L’iter per la presentazione delle offerte è stato avviato dalla Uefa e la scadenza è fissata al 12 giugno. La procedura è differente rispetto a quella per l’assegnazione dei diritti per la Serie A. La Uefa non fa un bando pubblico, ma invia l’invito a fare offerte a tutti i soggetti che ritiene interessati, anche se le offerte possono essere presentate da chiunque.

Inviti che in genere sono anche preceduti da sondaggi preventivi – che nella fattispecie a quanto risulta al Sole 24 Ore sono stati fatti nelle scorse settimane con Mediaset, Sky, Discovery (che controlla Eurosport) e Rai – per capire l’orientamento del mercato. Un ulteriore incontro con i soggetti interpellati dovrebbe esserci il 30 maggio in un hotel di Milano. Oltre ai broadcaster (è stata contattata anche La7) fra le telco sarebbe stata contattata anche Telecom.

Per la Champions League dal triennio 2018-21 il bando di gara contiene la novità della seconda fascia oraria dei match, con prime time alle 21 ma partite anche alle 19. L’asta è poi organizzata in 5 pacchetti verticali, per fasce orarie, ma senza prevedere una distinzione per il digital.

Insomma, chi vuole assicurarsi i diritti deve investire per tutto il pacchetto. E sono milioni che pesano. Per il precedente triennio 2015-18 Mediaset Premium si era aggiudicata in esclusiva i diritti Champions per circa 230 milioni a stagione. Le difficoltà industriali della pay tv del gruppo Mediaset e la fallita trattativa con Vivendi hanno indotto qualche mese fa il management del Biscione a chiarire che in futuro gli investimenti sul calcio saranno fatti in maniera «opportunistica». I diritti per l’Europa League per il 2015-2018 erano invece andati a Sky per una circa 100 milioni nel triennio.

Il fatto di non poter competere per pacchetti solo “digital” dovrebbe mettere fuori gioco le telco – a meno di un upgrade su infrastrutture e contenuti – oltre ai colossi del web, che rimarrebbero fermi un giro, in attesa del triennio successivo al 2121 in cui, invece, la presenza di pacchetti digital è da dare per scontata. A ogni modo, perlomeno in teoria, c’è da considerare la possibilità delle “joint offers”, permesse dalla Uefa per i campionati europei. Questo potrebbe anche favorire il dialogo fra telco e broadcaster anche se al momento non sembrerebbero esserci le condizioni. Di certo, nella fase di attribuzione la Uefa farà però riferimento a un solo soggetto. E, altra cosa da considerare, la “visibilità”, quindi con la possibilità di valorizzare la competizione in chiaro, ha un suo peso.

Al momento, anche per le vicissitudini di Mediaset Premium, si dà per favorita Sky. Il nodo potrebbe essere quello del prezzo. Si vedrà se e quanto la Uefa possa retrocedere sulla valutazione, considerando anche quanto accaduto altrove, in una Champions in cui le squadre italiane ammesse ai gironi eliminatori saliranno a 4. Guardando anche fuori dall’Italia in Uk i diritti di entrambe le competizioni sono stati attribuiti a BT per 1,18 miliardi di sterline: il 32% in più rispetto al triennio precedente. In Francia sono andati a Sfr – altra telco – per 1,05 miliardi di euro. Fuori dall’Europa sono stati assegnati anche in Usa. Turner Sports se li è presi per la lingua inglese, per oltre 60 milioni di dollari a stagione; Univision per la lingua spagnola per 35 milioni di dollari a stagione. Insomma, mettendo insieme i tre Paesi, i 2,73 miliardi già in cassa pesano attorno all’80% dell’obiettivo che la Uefa si era data. E mancano Italia, Germania (con l’Austria dove l’esito è imminente) e Spagna (deadline il 20 giugno).

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