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Franceschini: «Per il cinema italiano in arrivo 400 milioni e sostegno…

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Franceschini: «Per il cinema italiano in arrivo 400 milioni e sostegno agli esordienti»

«Miglioreranno molte cose. Intanto ci sono più risorse e certe. Minimo 400 milioni, ma aumenteranno in base alle tasse che pagano i contenitori che utilizzano il cinema. Si lega il cinema all’audiovisivo. Il meccanismo è automatico e non c’è più la commissione ministeriale che decide quale film merita il contributo e quale no. Il 18% delle risorse poi andranno ai film degli esordienti, opere seconde, quelle considerate più difficili, la scuola e la formazione».

Così il ministro dei Beni Culturali ha riassunto le novità sulla nuova legge che ha presentato al padiglione italiano all’inaugurazione della 70esima edizione del festival del cinema di Cannes.

La legge 220, approvata nell’ottobre 2016, ha raccontato Franceschini, «è frutto di un lavoro condiviso e costruito con tutte le categorie interessate», con il placet dei governi Renzi prima e Gentiloni adesso che considerano il cinema un settore trainante per il Paese. Il ministro per i Beni culturali ha auspicato il ritorno alla proprietà pubblica degli studios di Cinecittà, anche grazie al coinvolgimento della Rai, costruendo una cittadella dell’audiovisivo, in grado di attrarre produzioni internazionali significative.

«Una legge attesa da molti decenni che aumenta le risorse con molte regole innovative, concordate e discusse con tutte le categorie, copiando ciò che funziona negli altri Paesi, per esempio dal modello francese – ha detto ancora Franceschini –. C’è un tax credit internazionale basata sul modello che abbiamo cambiato dalla legislazione precedente e che è tornato ad attrarre grandi produzioni internazionali in Italia. Sostanzialmente nella nuova legge ci sono 25 milioni che partono da quel modello che ha funzionato».

In conferenza stampa sono emerse però delle criticità circa il fatto che il massimale del tax credit assegnato a ogni casa di produzione sia superiore per la produzione televisiva rispetto a quella cinematografica, 10 milioni contro 8 milioni, che gli incentivi sono cumulabili per un totale di euro 18 milioni annui, cui possono aggiungersi ulteriori 10 milioni destinati ai produttori esecutivi dei film stranieri (per lo più americani) che girano in Italia con un plafond di 50 milioni annui. Il che significherebbe agevolare le più grosse società di produzione a danno delle piccole medie imprese e delle start up.Secondo l’Anac, l’associazione nazionale autori cinematografici, l’intento del ministero sarebbe quello di trasformare la legge del cinema nella legge della televisione e dirottare sulle grandi imprese le risorse storicamente caratterizzate da una prevalente finalità culturale.

«Stiamo definendo la questione – ha puntualizzato il ministro –. C’è chi sostiene che un tetto sia indispensabile per evitare che un’unica impresa possa raccogliere troppe risorse operando sia nel cinema che nell’audiovisivo e chi invece no. È un dibattito tra gli operatori del cinema e risolveremo in fretta”».

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