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Il connubio tra vino e arte spinge il turismo

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Il connubio tra vino e arte spinge il turismo

Ci sono i musei e le biblioteche del vino e del cibo, le installazioni di opere d’arte contemporanea tra i vigneti o le “suggestioni archeologiche”. E ancora, i concorsi di canto lirico o le iniziative di restauro di opere d’arte realizzate con il sostegno dei vignaioli italiani. Sono i vincitori del Premio “Gavi la Bella Italia” annunciati al Forte di Gavi (Alessandria) nell’ambito della presentazione del secondo Rapporto «Wine+Food+Arts x Tourism = La Buona Italia».

Il rapporto promosso dal Consorzio di tutela del Gavi e realizzato dal Dipartimento di Economia dell’Università dell’Insubria (Varese), ha mappato un campione altamente rappresentativo del legame tra vino e arte: ben 276 progetti censiti in Italia e realizzati in 167 casi da aziende sia vinicole che alimentari, in da 38 Consorzi, 22 sono invece le Dimore storiche, 37 i musei tematici privati dedicati al Wine & Food oltre a 12 istituzioni e associazioni pubbliche e private.

Si rafforza il legame tra vino e arte
Gli autori del Rapporto nella loro indagine hanno chiesto ai soggetti selezionati se di recente hanno puntato a rafforzare l’integrazione tra il proprio core business produttivo vinicolo con investimenti che facciano perno sull’Arte e sulla Cultura. E il 75% del campione ha segnalato di aver intrapreso una strategia di integrazione tra Wine, Food & Arte. Tra questi il 38% ha fatto esplicito riferimento a investimenti sul fronte della promozione e della comunicazione.
Un ulteriore 73% degli intervistati ha affermato di avere in programma, per il prossimo quinquennio, investimenti sulla «promozione e la realizzazione di eventi espositivi e culturali in grado di promuovere e valorizzare l’intero territorio di origine».

Si rafforza la dimensione turistico-ricettiva
Nei territori mappati si va inoltre rafforzando al dimensione turistica. «Si assiste a un’ulteriore integrazione – si legge nel Rapporto – di una dimensione turistica attraverso l’offerta di specifici servizi di ospitalità. Il 75% del campione intervistato dichiara di aver realizzato (o di puntare a farlo in tempi brevi) investimenti specifici rivolti all’accoglienza turistica. Investimenti che per il 50% del campione avranno un carattere permanente».

Interessante notare anche che per molti (il 55%) degli intervistati «l’integrazione della dimensione dell’accoglienza ha contribuito a modificare la tipologia dei visitatori ampliando il bacino di clientela. Al punto che ben l’86% degli intervistati si dichiara soddisfatto della scelta di integrare l’attività principali con queste due dimensioni: ovvero l’Arte e l’Accoglienza».

Soddisfazione che è spiegata anche dal fatto che la propensione all’investimento da parte delle aziende è poi premiata dai fatturati: il 50% di coloro che hanno effettuato questa scelta ha visto crescere il proprio giro d’affari spesso anche grazie all’apertura di nuovi mercati.

Il rapporto vino, arte e turismo un driver di sviluppo
«L’accoglienza turistica enogastronomica quando è arricchita dalla dimensione artistica e culturale dell’offerta – spiega la docente dell’Università dell’Insubria, Roberta Pezzetti - rappresenta il driver più importante per lo sviluppo di innovative strategie di politica territoriale di lungo termine che possono agire da volàno per lo sviluppo non solo delle singole realità produttive e consortili, ma anche di intere aree e borghi del nostro territorio ancora poco noti».

D’altro canto in queste realtà si registra un modello di ospitalità – bed & breakfast, agriturismi, alberghi diffusi o anche resort di alta gamma - ad alto valore agricolo e rurale che ben si integra con attività culturali volte alla valorizzazione delle tradizioni popolari, della storia e delle identità locali.

In forte aumento la domanda di turismo enogastronomico
I dati che emergono dal rapporto rispecchiano inoltre i trend in atto nella domanda turistica mondiale. «Trend che evidenziano negli ultimi anni un importante cambiamento – ha aggiunto il direttore generale del ministero per i Beni culturali, Francesco Palumbo -: i viaggiatori in numero via via crescente, ricercano sempre più un’esperienza culturale creativa, innovativa e partecipativa. E in questa ottica sono sempre più interessati all’enogastronomia quale elemento del patrimonio culturale di un luogo per la sua strette connessione con il territorio di produzione, le tradizioni locali e le persone che abitano quei luoghi».

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