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Taranto, al via la decontaminazione del deposito nucleare abbandonato

scorie atomiche

Taranto, al via la decontaminazione del deposito nucleare abbandonato

C’è a Taranto un deposito abbandonato di scorie atomiche. Il deposito abbandonato, una vergogna internazionale e un rischio da una quindicina di anni per i tarantini, si chiama Cemerad, è un capannone con il tetto di lamiera abbandonato nell’area industriale di Statte, è a vista delle ciminiere dell’acciaieria Ilva.

Questa notte la Sogin ha concluso le operazioni di movimentazione e trasferimento dei primi 86 fusti contenenti rifiuti radioattivi sui 16.500 accatastati a Taranto.
Paiono pochi, questi 86 primi contenitori radioattivi, ma sono i fusti pieni delle sostanze in assoluto più contaminanti.
Questo primo trasferimento, per quanto incompleto, ha permesso già di ridurre di oltre l’80% il carico di radioattività del deposito abbandonato. I fusti sono stati portati negli impianti Nucleco della Casaccia (Roma).

Il risanamento del deposito Cemerad è stato affidato al gruppo Sogin, di cui fa parte la Nucleco, attraverso un accordo di collaborazione firmato il 13 aprile dalla commissaria straordinaria per l’emergenza nucleare di Taranto, Vera Corbelli, e con l’amministratore delegato della Sogin, Luca Desiata.

Il programma di decontaminazione si articola in quattro fasi principali: lavori propedeutici e apertura del cantiere; rimozione e allontanamento dei fusti; analisi del contenuto (“caratterizzazione”) e gestione dei rifiuti; bonifica finale del luogo e successivo rilascio del capannone tarantino senza più vincoli di natura radiologica, cioè con la certificazione che la radioattività non è più presente.

L’allontanamento di tutti i rifiuti radioattivi terminerà entro un anno, nel maggio 2018, quando saranno liberati completamente i capannoni e le aree del deposito. La conclusione finale della bonifica è prevista per il dicembre 2018.

In tutto sulle scaffalature del magazzino Cemerad sono accatastati 16.500 contenitori .
I rilevatori di radioattività hanno indicato quali sono gli 86 fusti di gran lunga più pericolosi, subito rimossi, ma stando ai documenti ci sono in tutto 3.480 fusti pieni di materiale radioattivo, ovviamente a minore rischio (residui a radioattività oppure quasi nulla, come per esempio possono essere i camici usati nei laboratori) e verranno trattati, condizionati e stoccati in sicurezza dalla Nucleco.

Gli altri 13mila fusti — dicono i documenti — dovrebbero contenere rifiuti speciali pericolosi di origine ospedaliera, che saranno portati in impianti adeguati dove i contenitori saranno aperti e ne verrà analizzato il contenuto così da poterli smaltire secondo i diversi materiali presenti.

Il valore complessivo delle attività di decontaminazione e bonifica del Cemerad è stimato in circa 7 milioni di euro.

«La bonifica del Cemerad — afferma Luca Desiata, amministratore delegato della Sogin — è un’operazione complessa, ma con questo primo trasporto abbiamo già trasferito i rifiuti più pericolosi nei nostri impianti per trattarli e gestirli in massima sicurezza. Una scelta che, grazie all’impegno congiunto del gruppo Sogin, della struttura commissariale, degli enti e delle amministrazioni coinvolte, permette già oggi, a un mese dall’accordo, di ridurre drasticamente il rischio per la popolazione».

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