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Non solo mare: anche hi-tech, vino e cibo per il rilancio della…

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Non solo mare: anche hi-tech, vino e cibo per il rilancio della Liguria

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Economia del mare, logistica, industria hi-tech, eccellenze storiche, culturali ed enogastronomiche nonché un «settore turistico dal potenziale ancora inespresso che ha visto raddoppiare le presenze di visitatori stranieri tra il 2000 e il 2016, raggiungendo quota 2,1 milioni». Sono i punti di forza della Liguria, secondo uno studio realizzato da The european house Ambrosetti e presentato al Forum Liguria 2022, svoltosi a Genova.

L’economia del mare, si legge nel report, rappresenta il 9% del Pil complessivo regionale e può contare su «alcuni dei più importanti cantieri navali d’Europa, che eccellono soprattutto nella realizzazione delle grandi navi da crociere».

La logistica, poi, “soprattutto grazie al contributo dei porti liguri, da sempre volàno di sviluppo, che oggi movimentano circa il 36% dei container nazionali (il 55%, se si esclude il transhipment)», è un ulteriore punto di forza. Al quale si aggiunge l’industria hi-tech, «costituita da una rete di aziende con 15mila addetti, con una rilevante presenza in elettronica, robotica e biomedicale».

Inoltre La Liguria, suggerisce il report, «è la quarta regione italiana per numero di laureati rapportato alla popolazione e beneficia del contributo di un sistema dell’innovazione e della ricerca costituito da uno zoccolo duro di centri di eccellenza a livello nazionale e internazionale tra cui l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), con oltre 1.600 ricercatori provenienti da 48 Paesi».

Lo studio di Ambrosetti si sofferma, peraltro, anche su quanto invece ha inciso e incide negativamente sull’economia e sullo sviluppo della Liguria. Ad esempio «un forte calo del Pil durante gli ultimi anni tra il 2007 e il 2015», pari a «-12% contro -7,9% dell’Italia».

E poi, «una riduzione sensibile degli occupati, durante la crisi, rispetto alla media delle altre regioni del Nord, (Liguria -1,8% vs -0,2% Nord Italia), causata da una progressiva e consistente erosione del comparto industriale». E ancora «un tasso naturale di crescita della popolazione negativo (-6,8 ogni mille abitanti), il risultato peggiore tra tutte le Regioni italiane».

C’è, in più, «l’età media della popolazione più alta d’Italia (48) che, unitamente al record di popolazione over 65 (28,2% contro il 22,0% dell’Italia), fa della Liguria la Regione più vecchia del Paese». Senza contare che, tra le regioni italiane, è «quella con la percentuale più bassa di popolazione con una percezione positiva sul futuro (21,9%)». Infine la Liguria conta un «basso numero di start-up innovative (solo l’1,7% del totale nazionale, che posiziona la regione al quart’ultimo posto in Italia)».

Palazzo Ducale, Genova (Ansa)

Nonostante tutte queste situazioni problematiche, secondo lo studio di Ambrosetti (che è frutto di un progetto al quale hanno collaborato Regione Liguria, Gruppo Messina, Compagnia di San Paolo, Gruppo Erg, Gruppo Spinelli, Siemens Italia e le Cciaa di Genova e delle Riviere di Liguria), la Liguria può sperare in un rilancio proprio grazie ai punti di forza elencati in precedenza.

Sul territorio, sottolinea l’ad di Ambrosetti, Valerio De Molli, ci sono molte «promesse su cui costruire. Ma serve leadership politica forte, in grado davvero di indirizzare un sogno, di orientare una visione, di passare messaggi forti per un nuovo entusiasmo».

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