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Si vedono i primi effetti del circolo virtuoso nell’hi-tech

L'Analisi|competitività

Si vedono i primi effetti del circolo virtuoso nell’hi-tech

«Non farlo sarebbe da sciocchi – spiega Claudio Piccinini – il nostro investimento è di un paio di milioni». «Noi ne investiamo sei – aggiunge Luciano Sanguineti – e ci prepariamo per la crescita futura». Non casi isolati, quelli segnalati da alcuni imprenditori della meccanica riuniti a Bergamo per la rassegna sulle valvole Oil& Gas, piuttosto tasselli di un mosaico più ampio. Di un circolo virtuoso che vede crescenti ordini di macchinari (in questo caso italiani), utilizzati per rilanciare la competitività del made in Italy, impianti in grado di attivare un vasto indotto di lavorazioni meccaniche, a chilometro zero o quasi.

Fare un bilancio del piano di incentivi legato ai beni di Industria 4.0 è certamente prematuro ma le prime indicazioni in arrivo sul piano macro paiono confermare la validità dell’operazione. Le associazioni legate a Federmacchine stimano ordini del primo trimestre in crescita a doppia cifra, valore confermato dall’Istat per l’area più ampia di macchinari ed attrezzature, le cui commesse a marzo sfiorano un progresso del 20%.

Dati importanti, con effetti benefici nel breve e nel medio periodo. Dalle misure messe in campo il Governo si attende investimenti privati aggiuntivi per dieci miliardi, con ricadute per il vasto indotto nazionale che gravita attorno ai costruttori di beni strumentali. Un impatto immediato che si traduce in posti di lavoro aggiuntivi (sono numerose le aziende del comparto alle prese con un ampliamento degli organici) a cui si aggiunge però un vantaggio chiave nel medio termine. Poco importa, da questo punto di vista, che il bene acquistato sia tecnicamente “4.0” e perfettamente “connesso”. Già il solo fatto di sostituire un centro di lavoro vecchio di 13 anni (è l’eta media dei nostri macchinari) con un’attrezzatura sulla frontiera della tecnologia consente miglioramenti radicali sul fronte dell’efficienza, della qualità, del consumo di energia, della flessibilità produttiva.

Un booster per la competitività dell’impresa in grado di rilanciare la sua capacità di vincere commesse in tutto il mondo. Pur all’interno di un trend ancora solo moderatamente positivo, il quadro che si va delineando per l’industria pare favorevole, in un contesto di ripresa della domanda internazionale su cui si innesta ora la risalita di quella interna. Gli imprenditori, a giudicare dagli indici di fiducia, paiono crederci. E gli indici Istat iniziano a corroborare l’ottimismo.

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