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Arcelor Mittal-Marcegaglia in testa per aggiudicarsi l’Ilva

il caso taranto

Arcelor Mittal-Marcegaglia in testa per aggiudicarsi l’Ilva

Am Investco Italy (la cordata composta da ArcelorMittal e dal gruppo Marcegaglia, ai quali si aggiungerà in caso di aggiudicazione Intesa Sanpaolo) è a un passo da rilevare gli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria.

L’offerta è in testa alla graduatoria consegnata ieri al Mise dai tre commissari del gruppo, Enrico Laghi, Orazio Carrubba, Piero Gnudi, superando quella presentata da AcciaItalia, la compagine partecipata da Arvedi, Cassa depositi e prestiti, Delfin (la finanziaria di famiglia di Leonardo del Vecchio) e dal gruppo indiano Jindal south west.

Gli elementi valutati sono quelli del prezzo d’acquisto, che dovrebbe essere di poco inferiore ai due miliardi, dell’impatto ambientale e il piano industriale in relazione alla produzione e ai livelli occupazionali. «Sulla base delle analisi e valutazioni effettuate in applicazione di questi elementi - si legge in una nota dell’Ilva - i commissari hanno formulato la proposta di aggiudicazione in favore di Am Investco Italy. Seguiranno il parere del comitato di sorveglianza e la valutazione finale di compotenza del Mise per il completamento del processo di aggiudicazione».

Ora tocca al Governo. Il Mise procederà nei prossimi giorni alla valutazione della proposta e assumerà le proprie determinazioni dopo l’incontro con i sindacati, convocato per martedì alle 12.15.

«A termine di una procedura condotta in modo rigoroso secondo le regole dell’Ue - ha spiegato il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti ieri a margine di un convegno a Brindisi -i commissari hanno formalizzato al Mise una proposta di aggiudicazione. Sappiamo che l’offerta che è oggetto di questa proposta di aggiudicazione è una ottima offerta sotto il profilo del piano ambientale, del piano industriale, della robustezza della finanziaria. Credo - ha concluso - che ci siano le condizioni per una soluzione positiva».

Am Investco Italy è partecipata all’85% da ArcelorMittal, primo gruppo siderurgico al mondo (nel primo trimestre di quest’anno ha prodotto 23,6 milioni di tonnellate) e al 15% dal gruppo Marcegaglia; in caso di aggiudicazione entrerà nel capitale anche Intesa Sanpaolo, con una quota tra il 5 e il 10% (rilevandola con tutta probabilità, secondo le prime indiscrezioni, dal gruppo mantovano). La compagine intende produrre con Ilva fino a 9,5 milioni di tonnellate di prodotti finiti (di cui 8 direttamente), portando l’attuale produzione a 6 milioni all’anno entro il 2018, utilizzando i tre altiforni attualmente in servizio, nel rispetto degi standard Aia vigenti; la capacità di finitura sarà massimizzata fino a 10 milioni di tonnellate, con l’apporto di lastre e coils laminati a caldo da altri impianti posseduti da ArcelorMittal in Europa. Nel lungo periodo la produzione primaria dovrà, nelle intenzioni di Am, salire a 8 milioni, con apporto di semilavorati esterni.

Sul piano degli investimenti la joint venture prevede una spesa in conto capitale superiore a un miliardo nel comparto ambientale, con la previsione della completa copertura dei parchi minerali. Circa 1,5 miliardi sono relativi all’ambito industriale: prevedono spese in conto capitale per recuperare la ritardata manutenzione, oltre a un programma destinato investimenti in altiforni e impianti di produzione, come il rifacimento del rivestimento interno dell’afo 5. La compagine intende localizzare a Taranto un centro di ricerca e sviluppo con un investimento iniziale di 10 milioni .

Il piano AcciaItalia prevede invece una produzione di 10 milioni di tonnellate di acciaio: sei da altoforno, altri 4 milioni con forni elettrici, caricati con preridotto.

Oggi, intanto, è atteso in visita pastorale allo stabilimento Ilva di Cornigliano Papa Francesco: non è prevista una Messa, nè un momento di preghiera, ma ci saranno domande e risposte tra il pontefice e i lavoratori.

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