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Lo sprint della Ferrazzi: così i «giovani» italiani…

L'Analisi|CAPITALE UMANO

Lo sprint della Ferrazzi: così i «giovani» italiani conquistano posizioni

È balzata all'onore delle cronache Claudia Ferrazzi, 40enne italiana, nominata Consigliere culturale dal Presidente della Repubblica francese da Emmanuel Macron. Ironia della sorte, la sua nomina è arrivata negli stessi giorni in cui il Tar del Lazio annullava la nomina di alcuni direttori di importanti musei italiani perché cittadini stranieri. Come se non bastasse, la Ferrazzi aveva fatto parte proprio della commissione, creata dal ministro Franceschini con persone di altissimo profilo, che aveva selezionato i direttori dei musei.

Mentre in Italia la polemica infiamma il dibattito tra chi individua nel Tar il male supremo e chi ritiene che la legge speciale che ha avviato il concorso avrebbe dovuto escludere esplicitamente una norma precedente che ha causato la discussa sentenza, resta il fatto che l'Italia fatica a rinnovarsi. Riuscire ad attrarre dall’estero risorse umane di alto livello è già difficile, ovviamente l'incertezza del contesto istituzionale rappresenta un ulteriore freno, esattamente come avviene nel caso degli investimenti stranieri. Comunque, c'è da sperare che non si scoraggi né il ministro, né chi come lui lavora per la modernizzazione del Paese; i cambiamenti non sono mai istantanei, altrimenti si chiamano rivoluzioni e di solito, ma non si può generalizzare, è difficile che siano guidate dalle classi dirigenti.

Il decreto Art Bonus rappresenta una grande innovazione per il settore culturale italiano, come mostrano chiaramente i primi risultati, per cui è necessario proseguire nonostante le asperità del percorso. Anche sul piano fiscale qualcosa si sta muovendo: l'Agenzia delle Entrate ha appena pubblicato una circolare (n. 17/E) che chiarisce e riordina la materia relativa agli «Incentivi per l'attrazione di capitale umano», rivolti a ricercatori, manager e persone ad alta capacità contributiva. Il marketing di un Paese si fa anche in questo modo.

Sul piano della valorizzazione dei giovani, fa piacere vedere che un'italiana, giovane, abbia raggiunto un traguardo professionale così importante. Il curriculum di Claudia Ferrazzi, pubblicato sul sito del Mibact e del Comune di Milano, oltre a esser disponibile su Linkedin, evidenzia un percorso di elevato profilo. Due master, di cui uno all'Ena (École nationale d'administration), la neo consigliere culturale del Presidente francese ha iniziato la sua carriera in grandi società di consulenza internazionali (inclusi tre anni in Bcg), per poi entrare nel pubblico dove, secondo la stampa francese, avrebbe incrociato la strada di Macron al ministero dell'Economia e delle finanze. Successivamente è stata viceamministratrice generale del Louvre e segretario generale dell'Accademia di Francia a Roma. Da qualche mese lavorava come direttrice del marketing metropolitano della città di Milano con il sindaco Sala, il quale con grande fair play si è rallegrato per la nomina prestigiosa, ma che non è sembrato contento di aver perso tempo, visto che sull'internazionalizzazione della città ha sempre puntato, sin dalla campagna elettorale.

Contando anche il nuovo incarico, sono otto diversi lavori in quattordici anni. Alcuni sostengono che un modo per far carriera è cambiare spesso, naturalmente con l'obiettivo di continuare ad avanzare; si tratta di un punto di riflessione per i giovani, spesso troppo restii a considerare la mobilità internazionale, non in una prospettiva di emigrazione, ma di esperienze che prevedono un biglietto di andata e uno di ritorno. Le competenze sono ormai un elemento abilitante che, da solo, non può fare la differenza; serve vivacità, curiosità e capacità di connessione ampia.

Per rompere tutti gli stereotipi, incluso quello relativo al work-life balance, in questi anni Ferrazzi è anche riuscita a creare una famiglia; è infatti sposata con Fabrice Bakhouche, anch’egli proveniente dall’Ena e ora consigliere della Corte dei conti francese, dopo numerosi incarichi, incluso quello di capo di gabinetto del ministero della Cultura.

In un'intervista al Sole24Ore rilasciata qualche anno fa (si veda www.ilsole24ore.com del 15 marzo 2012), la Ferrazzi ha puntato l'indice sull'assenza di un sistema di selezione in Italia, rispetto al contesto francese dove il sistema scolastico opera una selezione molto rigorosa e competitiva; il riferimento, neanche implicito nel seguito dell’intervista, era all’École nationale d’administration che rappresenta un trampolino di lancio per i propri diplomati che assumono rapidamente posizioni di responsabilità, come dimostra il caso iconico del Presidente della Repubblica trentanovenne. In Italia non esiste un'equivalente dell’Ena e più in generale delle Grandes Écoles; esistono numerose istituzioni educative eccellenti che svolgono la propria attività in diversi campi, ma l'idea di Grande Scuola fatica ad affermarsi, escludendo il caso della Sda Bocconi nel campo del management.

Come ha affermato recentemente Enrico Letta in un incontro pubblico a Bologna, forse l’Italia non ha bisogno di un’Ena perché è diversa dalla Francia, dove esiste un centro molto forte a Parigi la cui classe dirigente è sostanzialmente creata dall’Ena. In Italia i territori sono molto più rilevanti per il Paese e dunque è più interessante pensare a una rete di grandi scuole fortemente collegate al proprio territorio e connesse a livello globale.

Le varie crisi che si susseguono a livello economico, politico e sociale evidenziano un fortissimo bisogno di leadership, espressa da donne e uomini competenti e in grado di interpretare la contemporaneità. La creazione di una rete di 8-10 scuole di questo tipo, con un taglio interdisciplinare e con un orientamento internazionale richiederebbe investimenti contenuti, se confrontati con il ritorno atteso in pochi anni. È una responsabilità del pubblico e del privato.

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