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Torino, cresce la spesa delle famiglie: casa e telecomunicazioni in…

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Torino, cresce la spesa delle famiglie: casa e telecomunicazioni in testa

(Marka)
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Si consolida la ripresa dei consumi tra le famiglie torinesi, in crescita nel 2016 del 3,7%. Il livello di spesa, come rivela l’Osservatorio della Camera di commercio di Torino, raggiunge quasi i 2.500 euro e torna al 2007, sebbene il trend rallenti rispetto alle dinamiche del 2015. La spesa non alimentare cresce più di quella alimentare, in costante aumento le risorse per le telecomunicazioni e le spese per la casa. Dal confronto con i consumi del 1996, poi, emerge che le famiglie sono più attente ai cibi di qualità, aumenta la quota destinata a casa e utenze mentre diminuisce la capacità di risparmio.

Lo studio, realizzato con il supporto metodologico di Luigi Bollani, docente di statistica sociale presso l’Università degli Studi di Torino, nasce dal monitoraggio degli acquisti di 230 famiglie. La spesa media delle famiglie torinesi nel 2016 ha raggiunto i 2.455 euro mensili, in crescita sia l’alimentare (+1,9%), sia il non alimentare (+4,1%), che varca la soglia dei 2mila euro mensili.

«Si irrobustisce il carrello della spesa dei torinesi – sottolinea il presidente della Camera di commercio Vincenzo Ilotte – un trend avviato dal 2012 e che porta il livello di spesa ad avvicinarsi ai valori pre-crisi. Si tratta di un assestamento trainato soprattutto dalle spese legate all’abitazione e alle telecomunicazioni mentre l’analisi storica aiuta a evidenziare le modifiche del paniere torinese. Spendiamo in smartphone quanto nel 1996 spendevamo in gettoni telefonici, francobolli e cancelleria».

Il confronto con il mix di consumi del 1996 descrive dunque il cambiamento nelle abitudini alimentari e di spesa. Si spende di più ad esempio in cibi salutari, in particolare pesce (+0,5%), verdura (+2,4%), frutta (+1,9%) e pane e cereali (+1,2%), mentre diminuiscono dolci (-1,6%) e bevande (-4,7%). Sono invece diminuite alcune spese “voluttuarie”: -3,9% per ricreazione e spettacoli oppure -3,6% per l’abbigliamento. Un trend condizionato dalla variazione dei canali dell’offerta in questi ambiti, sottolineano i ricercatori dell’Osservatorio, e dalla disponibilità di offerte online.

Le differenze maggiori comunque si evincono nella ripartizione delle spese non alimentari: in vent’anni le spese per l’abitazione (casa, utenze domestiche, mobili e arredamento) sono passate dal 40,3% al 54,6% del 2016 rispetto al totale del budget familiare. Nel 1996 poi appena il 15% delle famiglie dichiarava di avere un telefono cellulare mentre oggi più del 50% ha almeno uno smartphone, con una spesa per utenze e servizi raddoppiata nell’arco di un anno. Il 40% aveva un personal computer vent’anni fa, oggi la quota sale al 60%. Inoltre poco più di una famiglia su tre possedeva una lavastoviglie, oggi presente in una famiglia su due. Nel 1996 sette famiglie su 10, il 73,6% del totale, riuscivano a risparmiare parte del reddito a fine mese mentre nel 2016 la quota è scesa al 47,4%.

Le quote per alimentari e non alimentari negli ultimi anni si sono stabilizzate, rispettivamente, al 15% e all’85% della spesa totale delle famiglie. Nell’andamento della spesa alimentare, gli incrementi più significativi hanno riguardato i cibi da asporto, la frutta e la verdura, oltre che olii e grassi. Nell’andamento del comparto non alimentare, invece, sono cresciute le spese per abitazione e mobili, complici le detrazioni per le ristrutturazioni e il bonus mobili, oltre che le spese per le telecomunicazioni.

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