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Piccoli melomani crescono: i giovani spingono il pubblico dei teatri lirici

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Piccoli melomani crescono: i giovani spingono il pubblico dei teatri lirici

Teatro San Carlo di Napoli (Olycom)
Teatro San Carlo di Napoli (Olycom)

Dimenticate i luoghi comuni che vedono nel pubblico dei Teatri d’Opera in Italia una nicchia di spettatori facoltosi e un po’ avanti con gli anni: il pubblico della Lirica cresce e a trainare questa crescita sono... i giovani. A dirlo è un’inchiesta pubblicata nell’ultimo numero della rivista specializzata «Classic Voice», che rileva un aumento diffuso degli spettatori e soprattutto della componente giovane, in tutti e 13 i Teatri lirici italiani. In tutto sono 185mila le persone in più che hanno assistito a un’opera, un balletto o un concerto di musica sinfonica nel 2016 rispetto al 2015.

Boom di spettatori per la Lirica
Numero di spettatori dei Teatri d'Opera italiani negli ultimi anni

In testa alla classifica dei teatri che hanno aumentato il proprio pubblico c’è l’Opera di Firenze, con quasi 60mila spettatori in più in un anno, seguita dal San Carlo di Napoli e dal Petruzzelli di Bari. Proprio Bari, seguito da Cagliari e Trieste, è il teatro che vede l’aumento percentuale più consistente. Solo tre Fondazioni perdono spettatori: la Scala, che resta comunque il teatro più frequentato, con 500mila spettatori nel 2016, il Regio di Torino e l’Arena di Verona.

Va detto però che la Scala “paga” il confronto con un 2015 speciale, ovvero una programmazione particolarmente ricca in occasione di Expo, che aveva portato il numero di spettatori alla cifra recodr di 512mila presenza. Nel confronto con il 2014, infatti, anche il Piermarini registra un aumento. Diversa la situazione per Verona, che nel 2016 ha perso circa 40mila spettatori (tra Arena e Filarmonico), in seguito soprattutto alla grave crisi economica e gestionale esplosa l’anno scorso. Per il Regio, invece, si tratta di un leggero calo dovuto soprattutto a una riduzione delle attività in sede a favore di un aumento per quelle all’estero (non conteggiate dal Ministero).

Tra le ragioni che – dopo anni di crisi e pubblico in calo – hanno rivitalizzato le sale dei Teatri d’Opera, l’inchiesta di «Classic Voice» mette in rilievo soprattutto due novità: l’aumento della produttività generalizzato fra tutte le Fondazioni, e le politiche di prezzo messe in campo per intercettare un pubblico nuovo, soprattutto rivolte ai giovani. Iniziative, queste ultime, spinte anche dalle nuove clausole per l’assegnazione dei fondi statali (il Fus), che prevedono anche un’offerta a prezzi ridotti e condizioni agevolate per gli studenti.

Alcune indagini a campione promosse dai teatri e riportate nell’inchiesta confermano questa tendenza. L’Opera di Roma ha un pubblico per il 30% composto da spettatori tra i 15 e i 40 anni. Inoltre, il 42% frequenta il teatro da due anni e appena e il 25% lo ha fatto per la prima volta l’anno scorso. Anche alla Scala di Milano aumentano i giovani spettatori, anche grazie a iniziative rivolte alle scuole o ai bambini. Al Massimo di Palermo, il 26,3% del pubblico nell’aprile 2015 aveva meno di 35 anni.

Fin qui le buone notizie, di una Lirica italiana che (almeno sul fronte del pubblico) si rinnova e pone le vasi per il futuro. Le note dolenti dell’inchiesta di «Classic Voice» riguardano invece, ancora una volta, i conti delle Fondazioni, con le nove realtà che hanno aderito alla legge Bray che faticano a ritrovare l’equilibrio e, nel complesso, un sistema su cui continua a gravare un forte indebitamento: solo per le nove Fondazioni citate, i debiti accumulati in passato arrivano a 245 milioni di uero.

Altro aspetto che fa ombra ai nostri teatri è l’indice di riempimento delle sale, che rimane molto basso, sebbene con forti differenze tra le Fondazioni,.

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