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Energia. Ora sindaci e Regioni facciano scelte coraggiose

strategia energetica nazionale

Energia. Ora sindaci e Regioni facciano scelte coraggiose

La Strategia energetica nazionale in via di consultazione fra i cittadini dice che per rafforzare l'impegno per la decarbonizzazione bisogna «azzerare l'utilizzo del carbone nel settore elettrico al massimo entro il 2030» (così firmano con il plauso universale i ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti). Per avere più elettricità e insieme bruciare meno carbone bisogna sprecare meno energia e usare più metano, il combustibile fossile meno sporco fra tutti.

Vogliamo il metano ma lo vogliamo senza dover costruire i metanodotti come il Tap. Per posare il Tap bisogna traslocare gli olivi e poi ripiantarli al loro posto, e ciò è giusto quando si fa per gli acquedotti o le condotte delle fogne ma invece è un grave danno all'ambiente se gli ulivi si spostano e si rimettono a posto per far passare il tubo del gas.

Quindi, no al metano di importazione.

Non vogliamo nemmeno gli stoccaggi di gas: «Troppi rischi», sbotta in una dichiarazione un comitato nimby contro il progetto di un deposito proposto nel sottosuolo di Bagnolo Mella nel Bresciano.

Quindi, no al metano accumulato nei vecchi giacimenti vuoti.

Non dovremmo nemmeno cercare il metano dove ne abbiamo. La società Irminio ha proposto di usare tavole vibranti per fare un'ecografia al sottosuolo alla ricerca di giacimenti a Santa Croce in Molise. Protesta il Coordinamento Zero Trivelle in Molise: le tavole vibranti posate sul terreno per ascoltare l'eco delle rocce è una «devastazione delle ricchezze locali».

Quindi, no alla ricerca di metano nazionale.

Il metano forse è davvero uno dei combustibili peggiori, come afferma il comitato che si oppone alla Gas Plus, la quale cerca giacimenti a Santa Maria Nuova nelle Marche: «L'estrazione di circa 50 milioni di metri cubi di metano contribuirà ad esacerbare i cambiamenti climatici» (Rete Trivelle Zero Marche).

Quindi, no all'uso di giacimenti nazionali di gas.

Giusto, se non vogliamo il carbone ma neanche il gas, allora dobbiamo forzare sulle fonti rinnovabili di energia.
La Sen dice che l'obiettivo è almeno il 27% di fonti rinnovabili d'energia.

Proviamo con la geotermia, che estrae il calore del sottosuolo.
Non va bene neanche quella, visto che il progetto di un impianto pilota geotermico a Castelnuovo (Pisa)costituirebbe un grave rischio ambientale per «una popolazione di Chirotteri (pipistrelli) di importanza nazionale» (Comitato Montecastelli Viva). Minaccia i pipistrelli.

Quindi, no alla geotermia.

Proviamo con il sole. La Sardegna, che funziona a carbone e petrolio e che si oppone anche ai giacimenti di gas, contesta l'impianto solare termodinamico di Gonnosfanadiga.
Ecco una delle proteste protocollate dal ministero dell'Ambiente contro il progetto: «La centrale solare viola il protocollo di Kyoto in quanto invece di abbattere la produzione di CO2 la incrementa».
Cioè la centrale alimentata dal sole aumenta i consumi di combustibili fossili.

Quindi, no al solare.

Forse restano solamente le stufe a legna e le candele di cera? Nessuna illusione: una ricerca accurata potrà scoprire, chissà dove, una petizione di cittadini contro la minaccia di legna e candele, che producono enormi quantità di Pm10.

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